La Littizzetto non è più solo un sedano

Continuiamo il viaggio nel mondo variegato delle dediche che gli scrittori propinano agli ignari lettori.
GLI ERUDITI. Posto di assoluto rilievo in questa categoria spetta ad Alessandro Zaccuri (Il signor padre, Mondadori), che si lancia in una suggestione poetica sinceramente incomprensibile. La dedica recita: «In memoria di Elio Fiore, poeta, che raccontava di aver incontrato il povero Jack a Napoli nel 1958 sotto la magnolia della Biblioteca nazionale». Il povero Jack di cui si parla è il nome che Zaccuri dà a Giacomo Leopardi nel romanzo. Ma che vorrà dire? Era più chiara una formula matematica.
I PATETICI. Anche questa schiera è fittissima. Una menzione particolare per il lacrimoso Al Bano (È la mia vita, Mondadori) che scrive: «Alla grande famiglia del mio pubblico, che mi ha seguito in tutti questi anni e mi ha permesso di essere Al Bano oltre che Albano Carrisi». Se non l’avessero seguito sarebbe stato meglio per tutti, ma questa è un’altra storia.
I CRITTOGRAFI. Sono gli autori di dediche cifrate. Scrivono messaggi esoterici destinati a una ristrettissima cerchia di adepti. Solo loro possono capire, solo il destinatario potrà gongolare, al riparo da sguardi indiscreti. Campione indiscusso della dedica criptica è Roberto Calasso che scatenò il gossip editoriale con un «A K.» che doveva essere Kafka, ma forse non lo era. La cinesina Xiaolu Guo invece dedica il suo Piccolo dizionario cinese-inglese per innamorati (Rizzoli) «All’uomo che ha perso il mio manoscritto all’aeroporto di Copenhagen e ha visto una donna rimanere senza parole». Chi sarà mai questo losco individuo? E perché gli dedica il libro invece di spezzargli gentilmente le gambe? Federico Moccia (Ho voglia di te, Feltrinelli) stupisce con un «A nonna Elisa e zia Maria che cucinavano bene e con amore. E che, quel giorno lì, mi sono venute a trovare». Gli avranno portato una fetta di torta indimenticabile, quel giorno lì? Vai a sapere.
Chiudiamo con Rivergination (Mondadori) di Luciana Littizzetto: è dedicato a «J. e V. mio nuovo pezzo i vita». Non è dato sapere se siano uomini o gatti, ma siamo molto contenti per la povera Luciana: almeno non è più sola come un gambo di sedano.
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caterina.soffici@ilgiornale.it