Little Tony e Cutugno. Poche sorprese al Festival da terza età

Oltre duecento le canzoni selezionate dalla commissione artistica composta da Marino Bartoletti, Federica Gentile e Paolo Buonvino

Milano - E allora finirà così, finirà proprio come ieri sera quando Pippo Baudo ha fatto l’annuncio del cast in diretta durante Domenica in: risate e tranquillità. Chiamatelo come volete: festival della terza età perché ci sono Little Tony che ha 67 anni o Toto Cutugno che ne ha 65; festival furbetto perché strizza l’occhio persino al rap intelligente di Frankie Hi Nrg; oppure festival rispettoso perché ci sono persino cantanti di nicchia giovanissimi come Tricarico o già navigati come Eugenio Bennato. Di certo i venti nomi tra gli oltre duecento candidati che sua Pippità ha scelto insieme (chissà quanto insieme) con il giornalista Marino Bartoletti, la deejay Federica Gentile e il maestro Paolo Buonvino non fanno il botto, almeno sulla carta. Nella lista finale sono stati calibrati, stile manuale Cencelli, tutti i partiti della canzone italiana in un modo così prevedibile da scombussolare tutte le previsioni: e difatti all’appello mancano Mario Biondi e il duo Povia Baccini, dati per certi fino a un minuto prima che Baudo srotolasse la pergamena con i nomi definitivi. Comunque, l’età media è alta, come quella dei telespettatori di questo Sanremo numero 58, e le attese sono sempre più basse, almeno a giudicare dai primi commenti. Tant’è: capita sempre così quando si annuncia la squadra. Poi, si sa, all’Ariston è un’altra storia.

LE RESURREZIONI Comunque sia, il principe di questo Festival sarà Little Tony che festeggerà all’Ariston mezzo secolo di carriera con la canzone che minacciosamente ne annuncia un altro: Non finisce qui. Per lui sarà il decimo Festival, robetta al confronto di Toto Cutugno che è a quota dodici e stavolta sarà pure più poetico e magari autobiografico visto che ha intitolato la sua canzone Un falco chiuso in gabbia. Più prevedibile, almeno all’apparenza, Loredana Bertè: sarà provocatoria sul palco ma non nel titolo, Musica e parole. Poi Mietta, Michele Zarrillo (ottimista come il solito: Ultimo film insieme) e Amedeo Minghi: ve lo immaginereste un Festival senza di loro? Pippo Baudo ci ha provato ma non c’è riuscito e forse va bene così: le sperimentazioni fanno cambiar canale.

LE SCOMMESSE Di sicuro puntare sulla coppia prelevata di peso da Notre Dame de Paris, ossia la bella argentina Lola Ponce e il bravo Giò di Tonno, garantisce la vincita più alta (per di più hanno un brano scritto da Gianna Nannini). Ma sulla carta anche L’Aura farà bene: è troppo sensibile e ispirata per mancare un appuntamento del genere. Se la gioca tutta invece Fabrizio Moro, che l’anno scorso ha stupito con Pensa e stavolta ha il compito più difficile: confermarsi. Anche Gianluca Grignani è un bel punto interrogativo: gli ultimi anni sono stati per lui un calvario (non solo) artistico. Ora vedremo. Poi c’è Paolo Meneguzzi, anche lui in cerca di laurea. Chi invece va sul sicuro sono i Finley: all’ascoltatore tipo del Festival il loro pop punk farà né caldo né freddo. Ma plotoni di teen agers hanno già preso la rincorsa per gli applausi.

LE VINCITE FACILI Oddio, qui si parla di qualità. E anche se manca Pacifico (ottimo brano, esclusione dolorosa), di sicuro Mario Venuti, Eugenio Bennato (che torna dopo 17 anni), Frankie Hi Nrg e Sergio Cammariere garantiranno standard prevedibilmente molto elevati. Infine Tricarico. Ha composto anche per l’ultimo album di Celentano, piace a grandi e piccini e soprattutto ai critici musicali. Insomma un premio è dietro l’angolo se non l’altro per l’originalità: canterà Vita tranquilla alla faccia di quella spericolata, obbligatoria da venticinque anni.

LA FAVORITA Neanche a dirlo: è Anna Tatangelo. Arriva all’Ariston accompagnata da uno tsunami gossiparo, è telegenica e avrà un brano sulle ingiustizie patite dai gay che è stato scritto da Gigi D’Alessio, cioè dal suo fidanzato. In questo caso due più due fa uno. Come primo. Come vincente (almeno sulla carta).