Dalla Lituania a Totti i due anni da ct sempre sotto assedio

Un’avventura cominciata con una sconfitta e vissuta in salita. Dal ko in Francia ai rigori di Vienna tra i tormentoni di Cassano e Del Piero

Stefano Fiore

In un mondo dove diventi famoso se ti scappa una frase del tipo: «I pronostici li sbaglia solo chi li fa», non c’è posto per uno di Cimiano Bergamasco. Siccome lui ha sempre evitato di dire cose di questo tipo, è risultato subito incomprensibile ai più. Mettendoci anche del suo. Ma li ha avuti subito tutti addosso, un peso che alla fine lo ha stroncato.

Troppo sincero. «Ai ragazzi dopo Spagna-Italia ho detto di non prendersela. Io per esempio con i rigori sono sempre stato sfortunato: ho perso una finale europea con l’Under 21, una semifinale a Italia ’90 e una finale a Usa ’94». Dirlo prima?

Cominciamo bene. A poco più di un mese dal trionfo mondiale, il giorno dopo Ferragosto 2006, grande esordio all’Armando Picchi di Livorno, il suo stadio: Italia-Croazia 0-2. C’è un gruppo di calciatori che oggi ci impongono una sola riflessione: perché? Il ct presenta Zenoni, Delvecchio, Lucarelli, Falcone, Rocchi, Esposito, Liverani e Terlizzi. A partita in corso entrano Palombo, Semioli e Gobbi. Dei mondiali c’è solo Amelia, il ct cerca una strada tutta sua, e siccome è la prima dopo il titolo, gli fanno la festa: «La gente era sotto shock - commenta su un blog un tifoso -. E poi ci si stupisce se il pubblico non partecipa... Eravamo abituati a Cannavaro, Toni e Totti e ci sono toccati Esposito e Terlizzi...». Ma anche Lippi iniziò con una sconfitta.

Psyco Totti. L’11 agosto 2006 Donadoni telefona a Totti. Chiami tu o chiamo io diventerà il primo tormentone della sua gestione. Il Pupone vuole stare un po’ di più in famiglia e propone di giocare solo quando vuole lui, o quasi. Il ct è preso in mezzo, se non convince il miglior talento italiano in circolazione passa per uno senza carisma. E vacilla. L’8 maggio 2007 a precisa domanda risponde: «Totti? Non lo conosco...».

A parte gli scherzi. Il 2 settembre 2006 si inizia a fare sul serio, al San Paolo, tradizionale roccaforte azzurra, la Lituania fa 1-1 nella prima partita del girone per Euro ’08, segna Danilevicius, pareggia Inzaghi. Ci sono tutti i mondiali più Cassano. Su Tgcom si legge: «Se la serata di Livorno era considerata poco attendibile, questa purtroppo lo è, e riporta l’Italia fuori dal suo magic moment. L'1-1 è allarmante, anche in chiave classifica». Quattro giorni dopo c’è Francia-Italia. Loro parlano di rivincita e vincono 3-1. Titoli in linea: Tracollo a Parigi. Il ct è passato da un 4-3-3 a un più prudente 4-4-2, un punto dopo due partite.

L’isola dei famosi. Il 2 giugno 2007 Donadoni va nelle Far Oer per la sesta partita del girone e dice: «Ci sono 4-5 maglie libere. Ormai i ragazzi conoscono la mia logica, è anche una questione di tener alti gli stimoli. E io non mi sento mai solo, c’è il mio staff». Gli sarà servito per riscaldarsi, dopo la tiepida accoglienza della Federazione del 2-1 con cui battiamo una nazionale fatta di carpentieri e maestri d’asilo. Chi salva l’onore della bandiera è un certo Pippo Inzaghi. Che in Austria e Svizzera non ci sarà, e avrà modo di farglielo sapere.

Il mal di pancia di Nesta. Ad inizio agosto si ripete la telenovela-Totti: questa volta è il protagonista è Nesta. Meno puntate, ma stesso risultato. E così l’ipotesi che Donadoni sia un tecnico allontana-campioni inizia a serpeggiare. Lui crede solo che il romanista e il milanista siano due bambini viziati: «Sono come studenti col mal di pancia per cercare di scansare la scuola». Forse la similitudine con la Nazionale non gli riesce bene. Dovrà fare dietrofront, dicendo di essere stato male interpretato.

Amichevole da fascia protetta. Inizia la nuova stagione ma Donadoni non ingrana la quarta: le partite di mezza estate sono sempre trappoloni ma la sconfitta del 22 agosto 2007 con l’Ungheria (1-3) è una vera mazzata. Una brutta partita, da bollino rosso. Solo due settimane dopo ospitiamo la Francia a San Siro per l’ottava sfida del girone di qualificazione europea e, con la paura in corpo, non strappiamo altro che uno 0-0.

Lippi, un’ombra. Il momento è delicato e, guardando la propria ombra riflessa sui muri, spesso Donadoni vede, al posto della sua, la figura di un uomo col sigaro. Il ct capisce che aria tira e cerca di strappare un rinnovo, che arriverà (fino al 2010) solo il 4 giugno 2008. Ma senza troppa convinzioni da entrambe le parti.

La svolta nel freddo. Arriva il turno dell’Ucraina, cliente scomodo: a Kiev Donadoni si gioca la qualificazione davanti a un altro ex-milanista. E infatti Shevchenko pareggia l’iniziale vantaggio azzurro. Ma la doppietta del fedele Di Natale porta i tre punti fondamentali che ci portano in seconda posizione. È la svolta.

L’ora della verità. Arriviamo alla partita-spareggio di Glasgow e la «vendetta» del buon Roberto è consumata: vittoria (che in casa degli scozzesi non era mai arrivata) anche grazie all’amico Panucci e primo posto in classifica. Vinciamo anche con le Far Oer per 3-1 e voliamo agli Europei. Sembra tutto rose e fiori.

Il solito tormentone. Ma arriva il problema estivo: stampa e tifosi iniziano a premere per la convocazione di Del Piero e Cassano. Al bianconero riserva un «nulla di personale, ma il tempo passa per tutti», un gentile (ma neanche troppo) rifiuto. Al barese invece comunica che «deve limare alcuni aspetti del carattere». Alla fine li chiamerà entrambi ma senza grandi risultati.
E dopo tre amichevoli di preparazione (due andate bene, con Portogallo e Belgio, e una male, con la Spagna, segno divino?), vola agli Europei. Dai quali è dovuto scendere troppo presto.