Alla liturgia un vice-ministro conservatore

Ratzinger nomina il vescovo Ranijth: «È stimato dai lefebvriani e rientra in Curia dopo un anno come nunzio in Indonesia»

da Roma

È la seconda delle nomine significative nei dicasteri della Curia romana dell’era Ratzinger, dopo quella dell’americano Levada come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Benedetto XVI ha infatti designato il nuovo Segretario del dicastero vaticano per il culto divino, in sostituzione di monsignor Domenico Sorrentino, trasferito ad Assisi il mese scorso: è l’arcivescovo Albert Malcom Ranijth Patabendige Don, originario dello Sri Lanka, da poco più di un anno nunzio apostolico in Indonesia. Monsignor Ranijth, 58 anni, ausiliare di Colombo nel 1991, dal 1995 vescovo della neodiocesi di Ratnapura, nell’ottobre 2001 era stato nominato Segretario aggiunto di Propaganda Fide, il dicastero missionario guidato dal cardinale Crescenzio Sepe.
Nell’aprile 2004, dopo due anni e mezzo di permanenza a Roma, Ranijth era ritornato in Oriente, come nunzio apostolico in Indonesia e Timor Est. All’origine di questo trasferimento ci sarebbero state delle divergenze d’opinione con il suo diretto superiore in merito agli statuti delle Pontificie opere missionarie. La figura di Ranijth, esperto di Sacra Scrittura, era ben nota a Joseph Ratzinger: il nuovo Segretario del «ministero» vaticano per la liturgia è stato infatti uno dei vescovi asiatici in prima linea nell’affermare l’unicità salvifica di Gesù nel variegato e difficile panorama religioso di quei Paesi, nei quali anche i teologi cattolici a volte sembrano indulgere a concezioni sincretistiche. Il suo rientro nella Curia romana è particolarmente significativo anche per le future prospettive della riforma liturgica e per il possibile rientro dei lefebvriani nella piena comunione con Roma. Monsignor Ranijth è infatti un prelato stimato anche dai tradizionalisti e dai seguaci di Lefebvre, e nell’aprile 2004 ha firmato sull’«Osservatore Romano» uno dei primi autorevoli commenti all’istruzione «Redemptionis Sacramentum», il documento contro gli abusi liturgici. In quel testo il nuovo Segretario della Congregazione del culto, ammetteva che in alcuni casi la riforma conciliare non ha portato i frutti sperati, denunciando un’«interpretazione riduttiva» del sacramento eucaristico e le molte irregolarità nella sua celebrazione.