Liu Xiaobo piange in cella: «Un premio a Tienanmen»

Liu Xiaobo ha dedicato il suo premio Nobel per la Pace ai «martiri di Tianamen», scoppiando in lacrime dopo aver appreso in carcere la notizia dalla moglie, ora costretta in casa a Pechino dalle autorità che le impediscono contatti con l’esterno. Le informazioni arrivano da Freedom Now, un gruppo per la difesa dei diritti umani basato a Washington, e dal Centro d’informazione sulla democrazia e i diritti umani di Hong Kong. Liu Xiaobo «Ha pianto e ha dedicato il premio ai martiri di Tiananmen», ha riferito Yang Jianli, uno degli avvocati della difesa del Nobel per la pace e membro del gruppo. La moglie «Liu Xia è sottoposta a enorme pressione», ha aggiunto, facendo appello ai leader mondiali perché condannino «immediatamente questo vergognoso atto del governo cinese, e chiedano la liberazione immediata ed incondizionata» della donna. Un messaggio twitter arrivato da un account attribuito direttamente a Liu Xia, recita: «Sono tornata. Sono agli arresti domiciliari dall’8 ottobre e non so quando vi potrò vedere. Mi hanno rotto il telefono. Ho visto mio marito in prigione per dirgli del premio. Per favore aiutatemi».
Era stato il Centro d’informazione sulla democrazia e i diritti umani in Cina, un gruppo formato da esuli cinesi nell’ex colonia britannica, ad annunciare l’avvenuto incontro tra Liu e la moglie. In Cina i media statali continuano a tacere la notizia dell’assegnazione del prestigioso riconoscimento a Liu, un professore di letteratura di 54 anni diventato il simbolo del dissenso. Della moglie del premio Nobel si erano perse le tracce poche ore dopo l’annuncio del comitato norvegese per il Nobel, nella tarda serata di venerdì scorso. Liu Xia, accompagnata dal fratello minore Liu Hui e con una robusta scorta di poliziotti, è partita da Pechino per Jinzhou, dove il vincitore del premio Nobel sta scontando una condanna a 11 anni di reclusione per «istigazione alla sovversione». Partendo dalla capitale, la donna ha dichiarato di essere felice di poter dare la buona notizia al marito ma ha aggiunto che era stata «costretta» a partire dalla polizia. «Vogliono impedirmi di incontrare i giornalisti stranieri», ha aggiunto in quell’occasione, l’unica nella quale ha parlato dopo l’annuncio del premio. Sporadici contatti sono stati mantenuti dalla famiglia con Liu Xia e Liu Hui. Non è chiaro se l’incontro tra Liu Xiaobo e la moglie sia avvenuto nella prigione o, come hanno affermato alcuni mezzi d’informazione taiwanesi, in una «località segreta». I gruppi per i diritti umani temono che alla donna tocchi la sorte di altri familiari di dissidenti imprigionati, cioè quella di rimanere sotto uno stretto controllo delle forze di sicurezza cinesi che impediscono loro di avere contatti con persone «scomode» come i giornalisti e i diplomatici stranieri. Il comitato norvegese del Nobel ha affermato di aver assegnato il premio a Liu per «i suoi sforzi costanti e non violenti in favore dei diritti umani in Cina».