Live 8, al Circo Massimo pienone solo a sera

La maggior parte del pubblico è giunta scendendo da Porta Capena

Lidia Scognamiglio

Simone Turchetti

Il caldo non li ha fermati. Armati di cappellini, bandane e ombrelli, in tanti, soprattutto dopo le 20, hanno sfidato la micidiale calura capitolina pur di essere presenti allo storico evento musicale. Certo, nulla in confronto al milionario raduno londinese dove brillavano, irraggiungibili, le stelle dei Pink Floyd e di Paul Mac Cartney. Ma il popolo italiano del «Live 8» è arrivato, nonostante la voglia di mare che a Roma viene prima di tutto. Gran parte di loro stesa sulla scarpata dal lato di via dei Cerchi a caccia della poca ombra disponibile e con la bottiglietta d’acqua in mano. I più intraprendenti hanno cercato di raggiungere le transenne che raccoglievano il quadrato di folla sotto il palco. Lì erano posizionati i fan più sfegatati, innaffiati di tanto in tanto dagli idranti della Protezione Civile.
La conca del Circo Massimo ha accolto i primi coraggiosi all’alba. Ma il grosso della gente è arrivata nel pomeriggio. «A saperlo prima...» commentano Mara, Paola e Romana, che sono arrivate alle tre del mattino temendo di affrontare da subito un esercito di spettatori. La maggior parte dei presenti è arrivata senza fretta, scendendo da Porta Capena. A un’ora dall’inizio del concerto, alle 15, sotto il palco erano in cinquemila. Un numero sempre più crescente, alle nove la conta arriva a quota 300 mila o poco più, anche se per il sindaco sarebbero stati in 700 mila.
Sono venuti da tutta Italia per far sentire la loro voce. «Non ci capiterà più un’occasione così». Enzo, 32 anni, ha lasciato Padova in auto alle quattro. Andrea, classe ’59, ha preferito altri mezzi: «Sono partito stamattina da Firenze, ho caricato la mia bici sul treno. Assolutamente non potevo mancare». Serena, 21 anni, dalla provincia di Salerno: «I miei genitori non sanno che sono venuta a Roma, ma non potevo resistere. Dovevo esserci, per dire in prima persona no alla povertà in Africa. Spero solo che le telecamere non mi riprendano».
Accoccolati al sole come due adolescenti, Massimo e Lucia, 43 anni, sono venuti solo per prendere un po’ di sole. La musica? «Il Live 8? Non sappiamo cosa sia...».
Accanto alla lotta contro la povertà, a spingere i tanti giovani sono, però, anche i loro cantanti preferiti. Serena ha una grossa scritta «Zero» disegnata in viola sul braccio. Federico innalza uno striscione: «Zucchero re d’Italia». Laura, solo 15 anni, ha costretto il padre ad accompagnarla al concerto: «Non posso perdermi il mio idolo, Laura Pausini». Immancabili i turisti. Lilian Gary, diciannovenne londinese, è in vacanza nella capitale e il suo giudizio è fin troppo benevolo: «Sono stata fortunata, ho scelto il momento giusto per venire qui». Anche Ina, sua connazionale, non si pente di essere a Roma piuttosto che a Londra, sede centrale della manifestazione. A tratti spuntano tra il pubblico bandiere e cartelli con i nomi delle località di provenienza dei gruppi di ragazzi, che vogliono lasciare così un segno della loro presenza in un evento definito da tanti «storico». Natalia e Maria Antonietta sventolano la bandiera di San Salvador: «Veniamo da un Paese sottosviluppato, questo evento ci tocca in modo particolare». Salah, 42 anni, viene dall’Egitto, e a vedere tanta gente impegnarsi per la sua terra non ha resistito. Si è procurato un pezzo di stoffa e ha realizzato uno striscione «Grazie Roma by Africa».