La Livni a Netanyahu: «Staffetta o vado all’opposizione»

GerusalemmeUna staffetta alla guida del governo - magari di un governo a termine destinato a gestire il dossier iraniano e a varare riforme istituzionali contro la frammentazione dei partiti - o i centristi di Kadima si accomoderanno all’opposizione. Potrebbe essere racchiusa in questo ultimatum l’estrema carta di Tzipi Livni per mettere in difficoltà il rivale Bibi Netanyahu, leader del Likud (destra nazionalista), superato a sorpresa di un seggio da Kadima alle elezioni israeliane di martedì 10, ma lanciato comunque verso una probabile designazione a premier incaricato.
Le consultazioni ufficiali cominceranno solo mercoledì 18. Ma trattative informali, sopra e sotto il tavolo, sono già in pieno svolgimento. Netanyahu appare il più attivo: da un lato incontra esponenti dei partiti religiosi, sperando di potersi presentare al presidente Shimon Peres come candidato unico di uno schieramento di destra politicamente composito e difficile da gestire, ma che ha ottenuto dalle urne una maggioranza almeno aritmetica alla Knesset (65 seggi su 120); dall’altro insiste nell’auspicare un governo di più larghe intese (guidato da lui) lasciando trapelare offerte di ministeri importanti ad amici e rivali, Livni compresa.
Una strategia a cui la leader centrista oppone per ora il silenzio. Parlerà domenica 15, annuncia il sito internet del suo partito, anticipando un’indiscrezione che - se confermata - avrebbe del clamoroso: l’intenzione di portare Kadima all’opposizione piuttosto che entrare in un gabinetto Netanyahu in posizione subalterna. Consapevole di non aver vinto la guerra nella sfida elettorale, ma di non aver neppure perduto - incassando anzi un successo personale insperato - «Tzipi», si legge nel sito, non è disposta a intaccare «la fisionomia morale» del programma presentato ai cittadini. Né a salire a qualunque costo sul carro del governo, se non potrà essere lei a formarlo. Un approccio che non va senz’altro a genio a parte della nomenklatura di Kadima: primo fra tutti quello Shaul Mofaz (generale senza troppi allori alle spalle) che guida la minoranza interna dopo aver perso di misura le primarie nei mesi scorsi e confida di poter tornare al timone del ministero della Difesa con la benevolenza di Bibi. Livni d’altronde sa che con lo spettro dell’opposizione - anche solo minacciato - sarebbe in grado di mettere Netanyahu in serio imbarazzo.