Livorno: l'imprenditore ucciso dal fratello

E' in manette da questa mattina Salvatore Inghilleri, 64 anni: si è consegnato. E' accusato dell'omicidio del fratello Vito, 69 anni. Gli avrebbe sparato in casa con un fucile da caccia dopo una lite per questioni di eredità

Livorno - Ha vagato per le campagne vicino casa per tutta la notte, nascondendosi come un animale, nei cespugli, tra i boschi, per sfuggire alla caccia della polizia, dopo avere ucciso a fucilate il fratello per il quale covava un odio profondo sfociato ieri sera nell'epilogo più terribile. Poi stamani, Salvatore Inghilleri, 69 anni, originario di Partinico (Palermo) che ieri sera ha ucciso il fratello Vito, di 64, titolare di una notissima azienda che realizza insegne al neon a Livorno, è tornato a casa e si è consegnato spontaneamente ai poliziotti. Il pensionato, da tempo sottoposto a cure psichiatriche, è accusato di omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione e del vincolo di parentela e nel pomeriggio è stato trasferito nel carcere delle Sughere in attesa che il Gip convalidi il fermo disposto dal sostituto procuratore Carmen Santoro.

In lite da 10 anni E' questo l'epilogo di una tragedia durate 12 ore che é esplosa ieri sera intorno alle 20.30 quando Vito Inghilleri era appena tornato a casa in via dell'Uliveta, là dove la città lascia spazio alla campagna, in un'aia privata dove sorge il complesso residenziale abitato dalle due famiglie: in una palazzina di due piani abitavano Vito, la moglie e una figlia, mentre dalla parta opposta vi era il terratetto nel quale viveva il fratello maggiore con la moglie, poco più in là un'altra casa di uno dei suoi figli. Nel mezzo un cascinale in disuso appartenuto ad un altro fratello ora deceduto e forse motivo di contesa tra i due fratelli rimasti. Già perché i due erano in lite da oltre 10 anni e pochi mesi fa si era chiusa una lacerante controversia legale per questioni ereditarie.

Due colpi di doppietta Ma i rancori di Salvatore non si sono sopiti e ieri sera ha aspettato il ritorno dal fratello dal lavoro, ha atteso che parcheggiasse l'auto in garage e, quando è giunto davanti alla porta di casa, gli ha sparato due colpi con una doppietta a canne mozze raggiungendolo al petto e al ventre. A nulla è servito l'estremo tentativo di Vito di ripararsi il volto con il braccio sinistro. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, Salvatore si era appostato in un punto buio dell'aia e ha teso un autentico agguato al fratello. La moglie della vittima ha udito gli spari e si è affacciata alla finestra vedendo il marito a terra in un lago di sangue, mentre il cognato ha abbandonato l'arma ed è fuggito. Per ore polizia e carabinieri hanno messo in atto una serrata caccia all'uomo, ma l'oscurità ha favorito il fuggitivo che è riuscito a dileguarsi, anche se non sembra essere andato troppo lontano visto che stamani è tornato a casa, ha suonato alla porta e i parenti lo hanno fatto entrare. Poi hanno avvertito il 113 e i poliziotti lo hanno preso in custodia. L'uomo non ha spiegato i motivi del gesto perché si è avvalso della facoltà di non rispondere, prima di essere trasferito in carcere. Inghilleri era un cacciatore, aveva il porto d'armi e deteneva legalmente alcuni fucili da caccia.