A Livorno parlano genovese

«Belan che Livorno!». Mentre a Genova qualcuno teme il suo ritorno, lui in Toscana tra ciclici tira e molla continua a far sognare un'intera città. Il Livorno di Aldo Spinelli convince. Una società made in Genoa verrebbe da dire. Il primo viaggio sportivo, «U sciu Aldo» lo compie nel '99 quando rileva la società due anni dopo l'uscita di scena dal Genoa. E già da subito si capisce che la sua gestione amaranto avrà un tocco rossoblù. Il commendatore porta in Toscana i suoi uomini fidati. Intanto il figlio genoanissmo, Roberto, che ha studiato da manager negli States e che è pronto a ricoprire la carica di amministratore delegato dopo essere stato accanto a papà come giovane consigliere in rossoblù. Dopo dodici anni sotto la Lanterna nel nuovo Livorno c'è anche il braccio destro di sempre, Silvano Siri, vicepresidente, insomma factotum che porta con sé un misterioso portafortuna efficace almeno quanto il k-way giallo del suo presidente. Nome simile, ma incarico diverso anche per quel Silvano Bini che al Genoa fu direttore sportivo. È il responsabile tecnico, «il grande vecchio» che Spinelli ha fortemente voluto. Con questi uomini la squadra sale in quattro anni e otto mesi dalla serie C1 alla serie A compiendo un'impresa storica. Ma se guardi lo staff dei toscani trovi altri nomi che ti portano invece a chi il Grifone lo ha indossato. Ecco Elio Signorelli, centrocampista che a 35 anni è stato prima team manager e ora direttore generale. Poi c'è chi ha detto basta con la panchina per passare ad altri incarichi. È il caso di Attilio Perotti, prima giocatore, poi allenatore del Genoa e ora direttore tecnico del Livorno. Per non parlare dei cavalli di ritorno come Roberto Donadoni che era arrivato a Genova per cercare la consacrazione. Tutte le domeniche accanto a lui in panchina si siede uno che a Genova ha lasciato da giocatore otto indimenticabili anni della sua vita. È Mario Bortolazzi, insieme ad un monumento del calcio ruspante: Gennaro Ruotolo. Arrivato nel 2001, Gennarino è alla quinta stagione al «Picchi» dopo quattordici anni di militanza sotto la Lanterna e continua a totalizzare presenze nel campionato di serie A.
Il Presidente ha voluto riavere sotto le sue dipendenze anche un'altra sua vecchia conoscenza che risponde al nome di Fabio Galante. Calciatore playboy, Galante è stato rossoblù dal '93 al '96. Poi ci sono gli ultimi colpi, Nikola Lazetic e Diego De Ascentis. Non è finita. Il calcio è business, il «commendatore» ne è consapevole e ha fiutato l'affare: la scritta del più importante gruppo bancario ligure sulle maglie della sua squadra. Ed ecco così che dalla scorsa stagione lo sponsor è il Gruppo Banca Carige che ha recentemente firmato un triennale da 700 mila euro annui. Mica male.