A Livorno si spegne il sogno scudetto

Uno a uno, col secondo rigore assegnato in 20 gare di campionato a Cristiano Lucarelli e la ciliegina del bersaglio numero 13 centrato dal capitano dei trigoriani, che allunga nella cannonieri rispetto agli immediati inseguitori. Poi tutti sotto la doccia, Totti con qualche minuto di anticipo sugli altri, dopo che il signor Nicola Ayroldi gli aveva mostrato il cartellino rosso per un fallo di reazione ai danni di Fabio Galante, colpevole a sua volta di aver rifilato una gomitata al capitano. E qua procediamo con le impressioni, almeno fino a quando il fischietto di Molfetta non avrà consegnato il referto arbitrale al giudice sportivo, perché un po’ tutti hanno avuto la sensazione che il direttore di gara pugliese probabilmente avrebbe solo ammonito il romanista. Ma dopo averlo chiamato accanto a sé più volte senza ottenere risposta, lo ha cacciato dall’Armando Picchi. Inevitabile lo scatto di nervi del numero 10, ben visibile al momento dell’uscita dal campo. E ne ha fatto le spese il suo preparatore personale, Vito Scala, mentre cercava di calmarlo. Totti lo ha colpito prima con una manata al petto, poi con uno spintone che lo ha fatto cadere a terra.
Uno scatto dovuto alla trance agonistica del momento e certamente non al rapporto storico condiviso con l’amico-assistente. Così l’equa spartizione della posta fra il Livorno e la Roma riporta un briciolo di serenità fra i labronici, mentre castiga oltre ogni modo la formazione di Spalletti, ora a 11 lunghezze di distanza dalla vetta e con l’aggravante Totti, domenica prossima assente dentro lo stadio Olimpico. Segno quasi evidente che lo scudetto è andato, il divario appare incolmabile, e non solo perché andrebbe rimontato in 18 giornate (quante ne restano da qui al traguardo; e praticamente per annullare il gap la Roma avrebbe bisogno di sfruttare quattro partite in più dell’Inter!), ma anche e soprattutto per la dimostrazione di continua superiorità della banda-Mancini, ieri al tredicesimo successo consecutivo in campionato. Ne deriva che con il debuttante Manitta fra i pali al posto di Amelia (no, la querelle col presidente Spinelli non c’entra stavolta: il portiere nato ai Castelli s’è infortunato nella fase di riscaldamento proprio pochi minuti prima di scendere in campo), il Livorno si è trovato a giocare la «partita delle partite», necessaria per sottolineare l’affetto verso l’allenatore e decretato al patron dopo la telenovela-Arrigoni, mentre quelli di Trigoria sembravano scontrarsi continuamente contro un muro di gomma.
«Mi sento di dire che la squadra ha fatto quel che doveva, ha giocato su ritmi altissimi e nella ripresa abbiamo attaccato tanto» ha sottolineato Spalletti dopo il 90’. Poi il tecnico ha aggiunto che «bisogna vedere ciò che mette la squadra sul piatto, e successivamente rivedere quello che si porta a casa: abbiamo racimolato poco per quanto fatto». Inevitabili i riferimenti legati alla reazione di Totti dopo il fallo di un avversario prima e all’invito di Scala di mantenere la calma: «Noi diciamo a tutti che non bisogna fare certe cose. Una multa? Vedremo, ci adoperiamo di più nella prevenzione. È vero: Totti ha avuto un comportamento sbagliato, a fronte di un comportamento sbagliato di Galante. Se ci sarà un provvedimento lo valuterà la dirigenza». Dall’«allenatore-manager» anche un riferimento al generoso penalty concesso ai toscani: «L’episodio si commenta da solo».