ll biomondo nella cascina di Bellotti

Andrea Grignaffini

Negli ultimi anni importanti movimenti di viticoltori hanno promosso e riportato in auge precetti e tecniche di coltura teorizzati da Rudolph Steiner già dal 1924 che vanno sotto il nome di Biodinamica e che prevedono di interagire con la natura solo per metodi e procedure naturali. Quindi, concimazioni con sovesci di leguminose, trattamenti con i cristalli di quarzo e con gli infusi d'erbe. Poi, attenzione alla luna e alle sue fasi. La terra intesa come organismo vivente, come incontro di forze e flussi vitali da favorire. I suoi ritmi e i suoi cicli da preservare. Nessun additivo chimico, nessun prodotto di sintesi e sistemico. La natura che si cura con la natura. E tanto ancora ci sarebbe da dire, anche su alcune operazioni in suo nome che paiono dubbie se non strumentali. Per questo Cascina degli Ulivi, 0143.744598, www.cascinadegliulivi.it, rappresenta un'eccezione straordinaria in quanto azienda certificata biodinamica (marchio Demeter) da oltre vent'anni, quindi da tempi non sospetti. Tempi in cui, fare vini senza artifici era andar controcorrente. E del resto, basterebbe incontrare Stefano Bellotti, il titolare, e ascoltarne le ragioni per apprendere quanto radicate siano le sue convinzioni e profonda la sua vocazione all'originalità, la sua intransigente esigenza di naturalezza. L'azienda può contare oggi su oltre 11 ettari di vigneto a Novi Ligure, nel sud Piemonte, nella zona classica del vino Gavi DOCG, e produce una serie di vini di indiscutibile personalità. Dal più territoriale, il Gavi del cru Filagnotti di Tassarolo, che combina struttura e freschezza svelando fragranze di nocciola e di fiori bianchi, passando per il solido bianco Montemarino, da un piccolo vigneto sulla cima del colle omonimo, fino all'altro bianco, chiamato A Demûa, che vuol dire il divertimento in dialetto genovese, ed è tratto dall'uvaggio di antichi vitigni bianchi (un particolare clone di riesling, la verdea, la bosco, la timorassa, la moscatella) vinificati sulle bucce. Tutti propongono un'espressione attraente e caratteriale, di temperamento. Così pure i rossi, la barbera Mounbè, fresca, fruttata, croccante di una bella acidità, e il Nibiò, da un clone di dolcetto quasi estinto, detto qui «Nibiò 'ncu a picùla rùsa», nebbiolo dal raspo rosso, dall'intrigante spettro aromatico di spezie e frutti, e con una struttura inconsueta, davvero più da nebbiolo che da dolcetto. Una conferma dell'indole assolutamente singolare di Cascina degli Ulivi.