«ll mandante vicino al primo degli esclusi»

da Reggio Calabria

Francesco Fortugno fu ucciso perché rappresentava un ostacolo all'attuazione di un «progetto di perpetuazione del potere nell'ambito politico-affaristico-clientelare». Un potere che «dipendeva dalle fortune di un personaggio politico candidato alle elezioni regionali del 2005, risultato non eletto contrariamente alle aspettative». Il politico alle cui fortune, secondo l'accusa, era interessato Marcianò sarebbe stato Domenico Crea, della Margherita, subentrato a Fortugno nel Consiglio regionale dopo la sua uccisione. Il nome di Crea risulta citato più volte nella deposizione della vedova Fortugno. Nella sua deposizione ai magistrati, Maria Grazia Laganà indica infatti nel presunto mandante dell’omicidio, Alessandro «Celentano» Marcianò, uno dei membri sostenitori della candidatura di Crea. Sospetti inquietanti su cui i magistrati stanno indagando. Maria Grazia Laganà ha anche raccontato di una conversazione avvenuta nella sua abitazione poco prima delle regionali del 2005, presente il marito ed i dirigenti della Margherita Nicodemo Oliverio e Franco Bruno. «Feci qualche osservazione così, forse di impeto, all'onorevole Oliverio. «Guarda, non so come andranno a finire queste elezioni... non so chi potrebbe essere il primo dei non eletti... se sarà mio marito va bene... ma se dovesse essere qualcun altro, di cui non ho sospetti sull'individuo, sul candidato, ma sui contorni che potrebbero esserci, io ho un po’ di paura». Alla richiesta del pm Creazzo di chiarire se in quell'occasione si riferisse all'entourage di Crea, la vedova di Fortugno rispose di sì.