ll racconto della Lega verde-pesto parte dal viaggio genovese di Tosi

Genova ci finisce di mezzo già nelle prime pagine. Il libro-intervista che Stefano Lorenzetto ricama su Flavio Tosi, il sindaco di Verona e astro nascente del leghismo «pulito» e «vincente», parte da Genova. O meglio, finisce a Genova. Insomma, l’intervista viene realizzata nel corso di un viaggio elettorale di Tosi a Genova per sostenere Edoardo Rixi nella sua candidatura a Tursi.
Già il racconto del viaggio è un invito all’avventura. «Tosi non ha tempo da perdere e Idelmo Benedetti, un angelo custode atticciato che sfoggia occhiali di tendenza e si liscia i boccoli col gel, lo aiuta molto nell'economizzarlo - racconta Lorenzetto -. Ide, è così che lo chiama il sindaco, è il suo autista e la sua guardia del corpo, abilitata al servizio di protezione dal ministero dell'Interno, in aggiunta al carabiniere di scorta. Guida un'Audi A6 Quattro, 4.200 di cilindrata, blu ministeriale. La vettura è blindata. Ha un lampeggiante sul tettuccio e un altro incollato al parabrezza. L'appuntamento per il viaggio a Genova era alle 7.15 nei pressi del casello di Verona sud dell'autostrada Serenissima, davanti al Filò, che il sindaco ha eletto a proprio quartier generale». C’è un po’ di ritardo iniziale. E soprattutto la voglia di recuperare il tempo perduto. «Strano, mai sofferto di mal d'auto - si stupisce l’editorialista del Giornale -. Credo d'aver guidato almeno una cinquantina dei modelli più performanti visti su strada negli ultimi trent'anni, senza mai provare nulla di simile. Dunque, che cosa mi sta accadendo? Sì, Idelmo non ci va leggero con l'acceleratore, ma fino a che punto lo capisco solo quando allungo il collo per superare il profilo delle sue spalle quadrate e sbirciare il tachimetro: roba da raccomandarsi l'anima. Frenate da panico. Riprese brucianti. Zigzag per far balenare i lampeggianti blu negli specchietti retrovisori dei Tir che usurpano la corsia di sorpasso, fino a costringerli a rientrare a destra».
Terra!
L’arrivo in piazza Palermo, ha quasi lo stesso significato dello sbarco di Colombo in America. Poco ci manca che la Foce venga ribattezzata «San Salvador». Persino il tempo non è dei migliori, ma Lorenzetto parte proprio da Genova. A lui la parola.
«Ci accoglie una giornata che di primaverile non ha proprio nulla. Tempo uggioso, 13 gradi, pioggerellina, folate di vento. Tosi, incurante della temperatura autunnale, si toglie la giacca, la getta sul sedile dell'auto e si concede alle telecamere che lo aspettano, avviandosi fra le bancarelle a braccetto del candidato Rixi. Brusio fra gli ambulanti: “Ma chi è?” Una risposta corale si leva dalle donnette che affollano il mercato del giovedì: “È il sindaco di Verona”.
Non sono arrivato fin qui per celebrare i suoi fasti. Ho di meglio da fare: dar di stomaco. Cerco con gli occhi una croce a neon verdi concentrici. Mi appare quella della farmacia Genovese di corso Torino. La dottoressa in camice bianco nota il mio pallore e sembra pensare: non mi starà mica facendo un infarto, questo qua? “Plasil, prego”. Ma tu guarda come deve ridursi un uomo: è l'antiemetico che prendeva mia moglie in gravidanza. Maledetto Ide!»
Focaccia & nausee.
Genova non regala bei ricordi al giornalista. Che scatta delle fotografie in grado di scaraventare la città ai confini col Terzo Mondo: «Attraverso la strada. M'infilo nel Cocktails & drinks café. Il nome sarebbe invitante. Sono a digiuno dalla sera prima, dovrei far colazione, ma il solo pensiero mi disgusta. Alla vista della focaccia ligure, temo di cedere alle imperiose contrazioni gastriche. Un tè al limone mi aiuta a reprimerle. Rischio nuovamente di assecondarle per colpa dell'immonda toilette, che si raggiunge chiedendo la chiave al barista, uscendo dal locale, entrando nel condominio attiguo, aprendo una porticina lillipuziana, infilandosi nel sottoscala e scendendo fin nelle viscere del palazzo. Fra gli ultimi desideri dei condannati a morte vi sarà la minzione? Immagino di sì».

La velina verde.
«Mi ripresento in piazza Palermo giusto in tempo per scoprire che Tosi s'è venduto il mio posto sul sedile posteriore dell'Audi al compagno di partito Rixi e a una cinguettante accompagnatrice in minigonna e calze nere. “Aaah, lei è qui?”, si sorprende. “Credevo che se ne fosse andato. Vabbè, vorrà dire che Idelmo tornerà fra poco a prenderla”. L'autista, che già all'arrivo aveva fatto a pugni con la sopraelevata e i carruggi, prorompe in un moto di stizza: “Eh no, col casso! El ciapa un tassi, s'el vol”. Nel dialetto delle sue (e delle mie) parti significa che m'invita a prendere un taxi, se voglio seguire l'allegra comitiva. L'insubordinazione mi lascia interdetto. Il sindaco abbozza: è la riprova che su Ide non esercita alcuna autorità. A quel punto la ragazza toglie tutti dall'imbarazzo offrendosi d'intrupparsi su una Fiat Multipla già affollata di militanti leghisti. La comitiva, elettrizzata, ringrazia».
Al mercato
«Raggiungiamo via Maragliano, sede dell'info point - bei tempi quando si chiamavano sezioni - che sostiene il candidato Rixi. Il Mercato orientale è a due passi. Tosi si muove sotto le volte liberty di quello che doveva essere il chiostro di un convento con la stessa padronanza di un priore. Anche qui sono le signore a riconoscerlo per prime». In pochi attimi, nella cronaca di alcuni incontri, c’è tutto il rapporto dei genovesi con la politica. Con quella rabbia per l’incapacità della sinistra ma anche con l’incapacità di votare in altro modo. «Una vegliarda gli si fa sotto puntando il dito come se volesse cavargli gli occhi: “Io non sono della sua parte, anzi voto esattamente all'opposto. Però la vedo sempre a Ballarò e lei mi piace, perché dice le cose giuste”».
Ci starebbe un film. Marta Vincenzi non sarà Marilyn Monroe né Doria meglio di Scott Brady, ma si potrebbe girare I genovesi odiano la sinistra ma votano i comunisti. «Al passaggio di Tosi, il titolare della Casa del parmigiano, vestito di verde e giallo, esce dal suo chiosco come se avesse visto la Madonna pellegrina e dà la stura a una lamentazione di un quarto d'ora sull'esosità del Comune di Genova, governato dalla sinistra. Il sindaco di Verona sembra molto più interessato di Rixi all'argomento e, quando il pizzicagnolo pelato gli fa presente che per quei pochi metri quadrati deve sborsare 1.500 euro di plateatico, chiede: «All'anno?» Il bottegaio lo fulmina con lo sguardo: «Belìn, al mese!».
Fuga dopo la toccata.
Il tour nei carruggi regalerà altri incontri con la città reale e nuovi spunti per il libro-intervista di Lorenzetto. Che intanto ha un altro pensiero. «Segue affollatissima conferenza stampa di Tosi nell'info point. Alle 12.15 leviamo le tende. In previsione del supplizio di ritorno, ingollo un secondo Plasil».
Il leghista scomodo.
Inevitabile anche dedicare una parte dell’intervista al leghista più scomodo del momento, l’ex tesoriere Francesco Belsito, che Tosi dice di non conoscere personalmente e di non stimare affatto. Al punto da credere che «Bossi quando era Bossi non avrebbe mai messo la cassa del partito nelle mani di un soggetto del genere». Considerazioni lombrosiane e inviti all’assunzione di responsabilità «di chi l’ha portato in Lega» sembrano ancora tirare in ballo quella parte tutta ligure della Lega Nord. Le 208 pagine del libro di Lorenzetto ripercorrono con le parole del leghista più di moda, tutte le vicende passate e recenti del Carroccio. E Genova, anche se non sempre nel ruolo più ambito, ne fa parte integrante.