ll ritorno del soldato Palin Ora è l’eroina dei «no-tax»

Centomila dollari per sorridere ancora. Centomila dollari per riaprire la strada a un altro futuro. Sarah Palin torna, ammesso che se ne sia mai andata. Comunque ora è lì, a Nashville, in Tennessee, dove l’America conservatrice s’è ritrovata per guardare con un misto di invidia e diffidenza il circo Tea Party: l’eterogenea galassia del movimento populista che ha fatto della campagna anti-tasse il suo cavallo di battaglia. La Palin parlerà stasera. Ospite e padrona di casa, invitata sul palco per diventare il simbolo di questi gruppi di anti-obamiani. Ha accettato con un po’ di dubbi, dicono dal suo staff. Il perché l’ha scritto ieri su Usa Today: «Ho pensato a lungo alla mia partecipazione di questo fine settimana. Ma ho deciso di venire. È importante dare fiducia alle persone che hanno riposto fiducia in te. Tutti noi che partecipiamo a questo evento siamo soldati per la causa».
Il soldato Sarah s’è ripresa il suo posto. Più furba e più diplomatica di prima. La riluttanza nell’accettare di andare a Nashville è la scusa per scaricare i Tea party se il loro potere finirà o se la loro spinta provocatrice si esaurirà presto. Parlare da quel palco, però, significa nello stesso tempo mettersi davanti a tutti i potenziali candidati repubblicani per le elezioni del 2012. Come a dire: «Prima di pensare ad altri, ci sono io». Allora cavalca l’onda degli attivisti ultraconservatori che si sono dati appuntamento nel grande Opryland, il centro congressi dell’«Atene del Sud» dove, nelle loro speranze e a loro modo, dovrebbe partire una «rifondazione della democrazia». Contro l’amministrazione, contro i democratici, contro Obama. Contro l’America di Washington che non funziona. L’umore è quello della chiamata alle armi, almeno a sentire il primo oratore, cioè Tom Tancredo: «La Casa Bianca e i suoi alleati di sinistra stanno cercando ogni mezzo per distruggere la Costituzione prima che abbiamo una possibilità di salvarla. Mettetevi le scarpe da corsa. Sento dire che serve una rivoluzione, ma l’abbiamo fatta e l’abbiamo persa. Quel che è successo alle ultime elezioni è una rivoluzione». Tancredo è il principale sostenitore della teoria che convince gli esponenti dei Tea Party: «Barack Obama è un ideologo socialista convinto». Anzi Barack Hussein Obama, perché per il popolo no tax, il presidente è anche un islamico mascherato da cristiano e la prova è il suo secondo nome.
Per non farsi mancare niente, però, i Tea Party odiano anche molti repubblicani: «Grazie a Dio che John McCain ha perso le elezioni dal momento che una presidenza McCain sarebbe stata un “bis” della presidenza di George W. Bush». Allora perché Sarah? Perché l’invito alla signora Palin? Se McCain avesse vinto lei sarebbe stata la donna che vive a un battito di cuore dal potere. E invece questo mondo di ultraconservatori che comincia a fare chiasso nella politica americana, la giudica diversa. La giudica una che incarna il loro modo di vivere e di votare: Dio, patria, famiglia, poi diritto alle armi, zero tasse, stato inesistente. Sarah è questo, o almeno può esserlo. Così a lei hanno dato il keynote speech, il discorso più importante della Convention. Centomila dollari il compenso. Ha promesso che non se li metterà in tasca, li metterà da parte perché oggi di fatto comincia davvero la sua corsa verso le elezioni del 2012. Per quell’appuntamento, l’ex governatrice dell’Alaska ha raccolto già 2,1 milioni di dollari. Lo dicono i resoconti della Federal Election Commission relativi all’ultimo semestre del 2009. L’ultima parte dell’anno scorso ha coinciso con l’exploit editoriale della ex candidata alla vice presidenza che ha venduto oltre un milione di copie del suo libro «Going Rogue: an American life». A proposito del libro, nei resoconti della commissione elettorale è registrata una curiosità: la Palin, che ha concluso l’anno con ancora quasi un milione nelle sue casse, ha speso oltre 63mila dollari per comprare e spedire a suoi sostenitori copie del suo libro. Tra loro il popolo dei Tea Party, che adesso aspetta di ascoltare il suo manifesto del futuro e se ne frega di quello che raccontano i network, cioè l’ennesimo capitolo degli scandali della signora: l’ultimo dice che suo marito Todd, come dimostrano migliaia di email ottenute dalla Nbc, anzinché tenersi in disparte da primo consorte, era di fatto un co-reggente degli affari statali. Commenti? Zero. Sarah non parla di questo. Lo giudica una normale azione di disturbo del mondo dell’informazione liberal contro una potenziale candidata. Dice che è un copione già visto. Lei, intanto, sta leggendo il suo. Per ora è solo un libro: l’ha scritto Nicole Wallace, stratega della campagna McCain-Palin, e uscirà a ottobre. Eighteen Acres, «18 acri», è il soprannome che alcuni insider di Washington danno alla Casa Bianca. È un thriller: il presidente e il suo staff affrontano pericolose minacce dall’interno e dall’estero. Già visto anche questo, però in questo libro la protagonista è una donna: la prima presidente. Dice niente?