Loano in festa ad Assago per l’impresa di Lino Lardo

Federica Pelosi

C'era un cuore grande che pulsava fra i dodicimila di Assago. Era quello disegnato sul gigantesco striscione pitturato di rosso dai tifosi loanesi, giunti sabato al forum lombardo per assistere all'ennesima impresa del proprio concittadino Lino Lardo. Che, come allenatore dell'Armani Jeans Milano, si è reso protagonista del miracolo che, dopo nove anni di delusioni, ha portato la squadra di basket lombarda a giocare le finali.
Erano una ventina i loanesi che sabato sono partiti per Milano per assistere alla partita contro Bologna. Ma, tra tifo, urla e incitamenti, era come se fossero molti di più.
E anche Lino se n'è accorto: è bastato entrare in campo, alzare un attimo lo sguardo, e il cuore dipinto di rosso su un mega striscione che portava il suo nome, ha illuminato in un attimo la tribuna. Al punto che il coach non ha potuto trattenersi, ed esultante si è precipitato verso i tifosi liguri cui ha dedicato un inchino.
D'altronde non poteva essere altrimenti. Lino Lardo è nato a Loano e ha iniziato la sua carriera qui, giocando nella squadra cittadina proprio negli anni d'oro del basket loanese. Gli anni, cioè, in cui il Basket Club Loano raccoglieva nel palazzetto migliaia di tifosi, grazie a risultati divenuti storici, come quello del 1986 quando la squadra ottenne la promozione in serie B. E proprio nella cittadina rivierasca iniziarono le sue esperienze come allenatore. «Pensi che anch'io ho avuto l'onore di averlo come coach quando ero tra i cadetti - racconta il sindaco di Loano, Angelo Vaccarezza, tra i tifosi in trasferta a Milano -. Non ho certo ottenuto i suoi risultati, ma quella per il basket è una passione che ci unisce. E se l'Olimpia Milano arriverà a vincere lo scudetto, i festeggiamenti qui a Loano non mancheranno di certo».
Uno scudetto che andrebbe a costituire il fiore all'occhiello di una carriera già di tutto rispetto. Lardo ha allenato per tre stagioni (dal 1998 al 2001) la Celana Bergamo nella B1, per poi fare il proprio esordio nella massima serie alla guida della Scaligera Verona, allora targata Muller, e nella Viola Reggio Calabria. Nel 2003 è stato poi premiato migliore coach dell'anno. Un premio che, nel cuore dei tifosi loanesi, non avrà di certo una «scadenza».

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