Il lobbismo che ci meritiamo

Abbiamo il lobbismo che ci meritiamo. Non siamo mai riusciti a costruire dei lobbismi trasparenti di tipo anglosassone e siamo riusciti ad affossare anche i lobbismi più che legittimi di quei parlamentari che rappresentavano gli interessi di realtà geo-economiche specifiche: quelle dei loro collegi. Abbiamo categorie che erano scivolate nel sonno di un corporativismo protetto che ora si ritrovano smembrato dalla sera alla mattina, neppure invitati a una concertazione di cui non conoscono peraltro la grammatica musicale. Ma soprattutto, come capita in tutta Europa e come osservò Michele Ainis due anni fa, in compenso abbiamo la proliferazione di minuscole lobby dei diritti individuali, una moltiplicazione di carte dei diritti del cittadino, del bambino, dell’anziano, del malato, del pedone, dell’automobilista, del turista, dello sportivo, del disabile, del teleutente, dell’ascoltatore, del lettore; diritti che finiscono per elidersi a vicenda in un dedalo di tribunali, garanti, corti e autorities che offrono pretesto a ogni egoismo e rivendicazione individuale. Ora è il turno dei cosiddetti Consumatori, esaltato e tonitruante gruppuscolo che non rappresenta niente e nessuno (tentò vanamente di presentarsi alle politiche) ma che ogni volta pretende di boicottare, denunciare, bloccare, soprattutto rappresentare. Come dicevano a sinistra: non in mio nome.