Tra lobbismo e scambio politico

Repubblica di Torino informa che Luca Cordero di Montezemolo terrà nella primavera del 2008 la sua ultima assemblea generale di Confindustria al Lingotto, invece che a Roma come da tradizione. Il quotidiano romano si chiede se Montezemolo si recherà, dopo il commiato, nella sala gialla dello storico stabile Fiat (il «luogo» di Piero Fassino e Walter Veltroni per presentare «le svolte») ad annunciare un impegno politico.
Il contratto dei metalmeccanici, secondo vari dirigenti confindustriali arriverà presto: anche se l’incontro del 5 dicembre tra le parti non ha fatto decisivi passi in avanti. Gli sbandamenti nel fronte imprenditoriale, dall’«anticipo sul contratto» della Fiat a quello della Brembo, hanno indebolito la possibilità di ottenere serie innovazioni nella parte normativa: anche se è probabile che si arrivi a un inquadramento unico tra operai e impiegati. Dalla sua, la Fiom Cgil punta a portare a casa un buon aumento salariale, così da andare a un confronto-scontro con la segreteria della Cgil (presa in giro anche dall’ex segretario Sergio Cofferati perché chiede soldi allo Stato per via fiscale invece che alla controparte) su basi più solide. Alla fine i più scontenti sarebbero quelli della Fim Cisl che speravano di usare la vertenza nazionale anche per innovare il sistema contrattuale.
La Fim bergamasca, l’organizzazione più legata a Savino Pezzotta (amareggiato perché messo in disparte da Raffaele Bonanni e oggi in cerca di spazi) ha guidato la minaccia di contestazioni alla riunione degli Stati generali di Confindustria Lombardia convocata a Treviglio (alla presenza anche di Montezemolo) per il 3 dicembre e rinviata a febbraio.
Se i metalmeccanici sperano di «chiudere» presto, i chimici hanno invece trovato l’accordo il 6 dicembre: addirittura in anticipo sulla «scadenza» del contratto (il 31 dicembre). L’aumento ottenuto è di 103 euro mensili.
Dietro l’ottimo rapporto tra lavoratori e imprenditori c’è la cultura riformista dei sindacati del comparto (Filcem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem) ma anche una Federchimica e una Farmindustria guidate da persone che si occupano del loro settore, invece che di sistema elettorale o abolizione delle province.
Il lobbismo Confindustria ha funzionato negli ultimi anni sulla base essenzialmente di uno scambio politico: Montezemolo con il suo sistema d’influenza sosteneva Prodi e in cambio riceveva qualche provvedimento pro impresa (più qualche regalo ad hoc per la Fiat). Questo sistema ha teso a sostituire la tradizionale capacità lobbistica di viale della Astronomia (il settore che si occupava dell’attività è stato ridimensionato). Risultato? Leggi che, anche senza motivo e magari senza volerlo, producono guai alle imprese (specie quelle minori): dal falso in bilancio alla class action (anche nella nuova versione). Il metodo politicista e politicante di Montezemolo, alla fine, ha messo nei guai anche la stessa Fiat. Ed è toccato a Sergio Marchionne intervenire in prima persona per tentare di rimediare.