La lobby del silenzio

Se non vivessimo nella Repubblica Popolare Italiana ma in una normale democrazia occidentale sarebbe evidente che il caso Visco dovrebbe essere risolto in uno dei due modi: o il generale Speciale ha mentito, e allora lo si caccia insieme agli ufficiali che hanno testimoniato per lui sulle minacce e prepotenze di Visco; oppure quanto detto nel verbale corrisponde perfettamente al vero e allora si caccia Visco. Non si dà una terza possibilità. Ma la lobby dei politici di sinistra, dei giornali che li fiancheggiano e di alcuni magistrati si trastulla soltanto sulle terze possibilità pur di non dire chi ha ragione e chi ha torto.
Questa lobby di politici, giornali e magistrati usa un tono sempre razzista nei confronti dell’Italia liberale che noi del Giornale rappresentiamo: Fassino ha usato toni da apartheid sudafricana quando disse che il nostro Giornale è lo stesso di Telekom Serbia e della Mitrokhin dimenticando di essere stato già sbugiardato dal governo per ciò che osò dichiarare usando l’ammiraglia giornalistica della sinistra. Ha fatto ieri lodevole eccezione il Corriere della Sera che ha aperto il giornale con la questione Visco, anche se il tono è quello di chi è più occupato a metter zizzania a sinistra per vedere l’effetto che fa, che non a schierarsi con la verità.
Ma la forma di disprezzo di cui dicevamo riecheggia nelle dichiarazioni del Procuratore Generale di Milano che sdegnosamente non vede «nulla di prepotentemente» illegale nella faccenda. Curioso linguaggio. La Procura di Roma apre un fascicolo sulla vicenda ma evita di intestarlo: Atti. C’è un cadavere, c’è una pistola fumante, nomi e testimoni ma non si sa che cosa sia successo: un incidente d’auto? Atti. L’Avvocato dello Stato, che aveva raccolto personalmente la testimonianza degli ufficiali a favore del comandante della Guardia di finanza, dice «non ci sto a queste faide elettorali». Faide elettorali? Che cosa vorrebbe dire l’Avvocato Generale dello Stato? Che la sua funzione deve considerarsi sospesa perché la verità potrebbe svantaggiare una parte piuttosto che l’altra in un Paese che va alle urne ogni anno? E come spiega il suo silenzio che dura da quasi un anno? Slalom fra le faide?
Il fatto è che in Italia vengono applicati, quale che sia il governo in carica, due pesi e due misure da parte di un blocco granitico e autoreferente formato dai politici di sinistra, dai giornali dei salotti buoni e dei poteri forti, e una parte dei magistrati. Per questa lobby noi non siamo rappresentanti dell’opinione pubblica ma siamo «quelli là», gli innominabili: ecco il nodo della democrazia bloccata in Italia che cinque anni di governo berlusconiano non hanno purtroppo nemmeno lontanamente tentato di scalfire: la lobby grazie alla quale «questi qui» si assolvono in modo grottesco a vicenda dandosi l’un l’altro dello specchiatissimo galantuomo in particolare fra persone moralmente discutibili e discusse, ma mai incriminate.
Paolo Guzzanti
www.paologuzzanti.it