Il locale simbolo del "no" al racket sbarca a Roma

Nella Capitale, a Campo de’ Fiori, una sede distaccata dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo, il ristorante &quot;pizzo free&quot; dell’imprenditore-coraggio Vincenzo Conticello che si è ribellato agli estortori <br />

Roma - A Palermo, da sempre, è un simbolo. Il simbolo della palermitanità, perché è quasi la “casa naturale” della “focaccia”, altrimenti detta “pani ca meusa”, un panino ripieno di milza cotta condita o meno con ricotta, specialità esclusiva della cucina di strada del capoluogo siciliano. Da un po’ di tempo si è trasformato in un doppio simbolo, il simbolo della Palermo che ha il coraggio di ribellarsi al racket del pizzo anche a costo di ritrovarsi sotto scorta con i clienti ai tavoli. E ora questo doppio simbolo, l’Antica Focacceria San Francesco, è sbarcato a Roma: nel cuore della Capitale, a Campo de’ Fiori, per il primo negozio “pizzo free”, libero dal pizzo, al di fuori dei confini del capoluogo siciliano.

L’inaugurazione. Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza, tra gli altri, dei titolari dello storico locale palermitano, Vincenzo e Fabio Conticello, dei proprietari del forno Campo dei Fiori che d’ora in poi ospiterà i colleghi palermitani, Fabrizio Roscioli e Dino Bartocci, del vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, Fabio Granata. Turisti e siciliani in vena di nostalgia culinaria, oltre alle “focacce” troveranno anche altre specialità gastronomiche tipiche di Palermo: panelle (frittelle di farina di ceci, ndr), arancine, il classico sfincione (una pizza condita con cipolla, acciuga, caciocavallo e pan grattato), cassate siciliane, cannoli. Il tutto con una speciale “garanzia”: tra i costi di preparazione dei prodotti non c’è la “tassa” dovuta ai mafiosi che gestiscono il territorio. “Questo è solo il primo esperimento ¬ - ha detto Vincenzo Conticello, entusiasta – poi apriremo anche a New York e a Pechino”.

La storia. L’Antica Focacceria San Francesco è da sempre uno dei locali più noti di Palermo. Ha origini antichissime. La sua fondazione risale addirittura al 1834, quando i Principi di Cattolica decidono di cedere al loro cuoco di corte, Antonio Alaimo, la cappella di Palazzo San Francesco. Ne hanno conosciuto, di storia, quei locali: da lì sono passati Garibaldi e i Mille, ma pure Francesco Crispi e Luigi Pirandello. La famiglia Conticello la gestisce ormai da cinque generazioni, continuando una tradizione che coniuga la modernità con la cucina di strada tradizionale, molto diffusa a Palermo.

Il "no" al racket. La svolta anti-pizzo risale a qualche anno fa. E’ Vincenzo Conticello a ribellarsi agli estortori che lo tartassano e a decidere di denunciarli. Una scelta coraggiosa che gli costa, inizialmente, la perdita di quasi tutti i clienti. Ma lui non demorde. Insiste nella battaglia di legalità, si avvicina ai ragazzi di AddioPizzo, l’aggregazione spontanea di cittadini che ha deciso di ribellarsi al racket. E non fa marcia indietro neanche in tribunale: riconosce i suoi aguzzini in aula e li denuncia pubblicamente. Un esempio per tutti gli imprenditori e i commercianti che ancora non hanno il coraggio di ribellarsi. “La famiglia Conticello – ha rimarcato il vicepresidente della commissione antimafia Granata – è l’esempio della ‘faccia al sole’ della Sicilia, quella degli imprenditori che hanno alzato la testa”.