La locomotiva d’Italia sbuffa a Roma

Oggi Milano e il Nord sono a Roma. Buona parte delle centinaia di migliaia di persone che sfileranno contro la Finanziaria e il governo Prodi vengono da tutte le regioni settentrionali del Paese e non solo dal Lombardo-Veneto governato dalla Casa delle Libertà. È andata a sfilare verso Piazza San Giovanni gente che con i cortei e le manifestazioni di massa non ha dimestichezza e - ammettiamolo - neppure simpatia. Ma sono i ceti più produttivi delle regioni più produttive del Paese, la cosiddetta locomotiva d'Italia, tanto blandita quando le si chiede di trainare, tartassata e snobbata quando chiede infrastrutture, autonomia, snellimento burocratico, federalismo fiscale. Sono i ceti ai quali si continua a dare di evasori fiscali cronici, ai quali si chiede di arrangiarsi per sopperire alle inefficienze dello Stato ma di essere rigorosi quando lo Stato inefficiente allunga le mani verso le loro tasche. Da Milano e dal Nord oggi è andata a sfilare a Roma anche gente che non ha votato per la Cdl, contando sul millantato riformismo di Prodi, che prometteva di non alzare le tasse e di tagliare la spesa pubblica.
È successo tutto il contrario e per questo oggi vanno a Roma in piazza San Giovanni. Non c'è dubbio, infatti, che gran parte dell'aumento della pressione fiscale si scaricherà sui redditi del Nord mentre la riduzione degli sprechi e della spesa pubblica avrebbe colpito prevalentemente gli apparati burocratici del Centro-Sud e in particolare di Roma.
Il sindaco Moratti ha dovuto faticare assai e mostrare tutta la sua dolce grinta per convincere il governo ad ottenere per Milano almeno una parte dei privilegi che la finanziaria di Prodi concede a Roma - ad esempio deroghe al patto di stabilità per investimenti in infrastrutture - e per far riaprire, senza alcuna garanzia, la pratica sui finanziamenti alle nuove linee metropolitane. Nel vuoto, invece, sembra caduto il giustificatissimo allarme-sicurezza per la riduzione delle forze di polizia sul nostro territorio. A Milano e al Nord, insomma, lo Stato chiede subito molto di più in cambio di vaghe promesse: ecco perché oggi sono a Roma.