Lodi, Fiorani incassa 3 miliardi dai soci

L’integrazione definita «un segno del destino»

Massimo Restelli

da Milano

Rassicura sull’evoluzione dei conti di Bipielle, chiede «pari trattamento» alle Authority, evoca il destino per descrivere la bontà dell’integrazione con Antonveneta. All’indomani dell’ennesimo pit-stop all’offerta volontaria decretato dalla Consob, Gianpiero Fiorani parla al cuore dei 618 “fedelissimi” accorsi a Lodi per il doppio appuntamento assembleare (Bipielle e Reti Bancarie) che ha approvato all’unanimità un’iniezione patrimoniale complessiva da 3 miliardi (tra aumento di capitale e prestiti obbligazionari) a servizio della prospettata integrazione con Antonveneta. Le nozze, da cui potrebbe nascere il quinto gruppo in Italia con 800 milioni di utile pro-forma, passeranno dalla doppia offerta (un’Opa e un’Ops) con cui Bipielle intende contrastare le mire di Abn-Amro: Lodi avrebbe voluto far avanzare le due offerte in parallelo ma dopo il parziale “congelamento” al prospetto deciso mercoledì dalla Consob, ha spiegato Fiorani, a scattare «tra qualche giorno» sarà solo l’Opa che propone 24,47 euro in contanti. Il nuovo prospetto dell’Ops dovrebbe, invece, essere presentato oggi all’Authority che avrà altri 15 giorni per studiare il dossier che passerà poi sotto la lente di Bankitalia. Nodo della questione è verificare che l’effettiva valorizzazione dell’Ops (composta da denaro e azioni) sia pari ai 26 euro promessi e quindi «migliorativa» rispetto ai 25 euro proposti da Abn. Ecco perché Bipielle, dopo aver aggiunto un «salvagente» in denaro all’Ops, ha siglato accordi con alcuni operatori per garantire la liquidità dei titoli coinvolti e ha iscritto a bilancio un fondo da 150 milioni per il riacquisto di azioni proprie. Un punto, quest’ultimo, che sarà attentamente valutato dai tecnici di Lamberto Cardia con i quali proseguirà anche oggi “il filo diretto” di Bpl. Il braccio di ferro non ha impedito a Fiorani di guardare oltre l’ostacolo definendo «un segno del destino» l’integrazione con Antonveneta mentre con il pensiero ripercorreva la distribuzione geografica dei due gruppi che «sembrano fatti apposta per stare insieme, si configurano come una grande banca sul territorio nazionale». Prospettiva, anticipata dal nuovo nome Banca Popolare Italiana, assunto ieri dalla “vecchia” Lodi che ha anche rassicurato sull’evoluzione dei propri conti prevedendo un anno in linea con il primo trimestre (più 42,5% l’utile di pertinenza). In ogni caso l’obiettivo resta «creare valore, non una difesa a oltranza dell’italianità», ha chiosato Fiorani, ribadendo di voler fare della nuova realtà la «banca di riferimento» per le piccole e medie imprese.