Lodi, supertestimone: sei stranieri sotto torchio

Una dodicenne, sentita per ore dai pm, avrebbe visto una banda di extracomunitari armati davanti al locale la notte del delitto. Il ricordo: "Mario non stava fermo se c'era una lite nel suo bar, spesso divideva i balordi"

di Flavia Mazza Catena

Lodi -
La rapina resta il filone di indagine principale, ma dietro l’omicidio dell’altro ieri del tabaccaio di Sant’Angelo Lodigiano Mario Girati potrebbe esserci anche un regolamento di conti. È questa la seconda, e a prima vista sorprendente, pista sulla quale gli inquirenti della procura di Lodi stanno lavorando. Il tutto grazie a un elemento di svolta cruciale, la deposizione in tribunale della supertestimone dodicenne intervistata dal Giornale il giorno stesso dell’omicidio.
Proprio la giovanissima, infatti, è stata interrogata ieri mattina per oltre due ore e mezzo nell’ufficio del pm titolare delle indagini, Michela Versini, con la madre che la accompagnava. La ragazza è stata sentita in relazione a quanto spiegato a poche ore dai fatti proprio davanti al bar sotto sequestro, nella stessa piazza Vittorio Emanuele. E al pm ha ripetuto la stessa versione. Cioè che lei, davanti a quel bar, ci è passata proprio qualche minuto prima che accadesse tutto, intorno alle 23.50, mentre stava andando a casa di amiche per festeggiare il capodanno. E ha visto davanti alle vetrine una banda di extracomunitari (parlando al pm li ha definiti egiziani) con in mano coltelli e catene.

E proprio a Sant’Angelo, sempre ieri mattina, nelle stesse ore sono stati fermati e portati in caserma per essere interrogati sei extracomunitari: quattro egiziani e due romeni. Certo, se si rivelasse complementare anche la pista del regolamento di conti, con la premeditazione necessariamente connessa, le 8 coltellate non si leggerebbero più come una casualità. Ma come «finisci con 8 coltellate alla fine del 2008».

Del resto, a 24 ore dai fatti, la gente lo ammette: Mario era un uomo d’azione. In che senso lo spiega lo storico rivenditore di biciclette Giuseppe Sabbioni, 79 anni e amico da sempre della vittima: «Mario e io eravamo veramente amici. Ci vedevamo ogni sera, quando lui faceva il giro di controllo del bar e non solo. Posso assicurare che non riusciva a stare fermo se vedeva discutere o litigare. E più volte ha diviso extracomunitari dentro e fuori dal suo bar che stavano discutendo animatamente, anche schierandosi». Giuseppe, tra l’altro, ricorda anche di quella mattina in cui Mario era arrivato da lui. Si era fatto dei nemici quindi? Lavorano anche su questo gli inquirenti.
Intanto è stato deciso che l’esame autoptico sul corpo del 75enne si terrà stamattina, dalle 9, all’istituto di medicina legale di Pavia e sarà eseguito dal professore Marco Bellardini. Il sindaco, poi, per la giornata che verrà fissata come quella per i funerali, ha deciso per la proclamazione del lutto cittadino.

Tutto mentre il presidente nazionale della Federazione italiana tabaccai dichiara: «Siamo ogni giorno di più bersaglio della criminalità. Furti e rapine ai danni delle tabaccherie sono in aumento in tutta Italia e purtroppo spesso ci troviamo minacciati da balordi che per pochi euro ci uccidono a sangue freddo». E mentre ieri, a Lodi, le forze dell’ordine congiunte hanno proceduto con controlli serrati in entrata e in uscita dalla moschea di via Lodivecchio, ritrovo settimanale di musulmani di diverse etnie, a Sant'Angelo la famiglia della vittima vive ora la disperazione più profonda. I figli di Mario Girati non sono ancora riusciti a trovare le parole per comunicare la morte dell’uomo alla moglie ultraottantenne. La donna crede che il marito sia ricoverato in ospedale per infarto.