Lodo Alfano, le alte cariche hanno 5 giorni per rifiutarlo

Roma Con il primo sì, martedì in commissione Giustizia al Senato, è arrivata l’estensione dello «scudo» del Lodo Alfano costituzionale anche al premier e ai ministri, pure per «fatti antecedenti all’assunzione della funzione». In poche parole, la norma renderà impossibili i processi per le alte cariche durante i rispettivi mandati. Il Pdl ha infatti presentato in commissione Affari costituzionali tre emendamenti al disegno di legge che recepiscono le osservazioni della commissione Giustizia contenute nel parere votato martedì.
Due sono le novità sostanziali. Il primo emendamento del relatore Carlo Vizzini sopprime, nel primo comma dell’articolo 1 del ddl che sospende i procedimenti per le alte cariche, le parole «anche in relazione a fatti antecedenti alla assunzione della carica», comma nel quale si parlava soltanto del Capo dello Stato.
Un altro emendamento a firma del senatore Gabriele Boscetto, invece, inserisce nell’articolo 2 della legge queste parole: «Le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche in relazione a fatti antecedenti alla assunzione della carica, nonché ai processi in corso alla data della sua entrata in vigore». Regola che, a questo punto, vale per tutte le alte cariche a cui la legge fa riferimento.
Infine, il terzo emendamento, sempre a firma Boscetto, recepisce l’altra indicazione del parere della commissione Giustizia introducendo la facoltà per il presidente della Repubblica, il premier e i ministri di «una rinuncia irrevocabile» dello scudo «da esercitare entro cinque giorni dalla deliberazione parlamentare».
In ogni caso la legge Alfano costituzionale va a sostituire il Lodo Alfano ordinario, bocciato un anno fa dalla Consulta, include i ministri ma tiene fuori i presidenti di Camera e Senato. La tempistica del provvedimento è legata a doppio filo al legittimo impedimento, che «scade» a ottobre 2011, varato appunto in attesa di una legge dal procedimento aggravato.