Il Lodo Alfano è legge: fine della guerra

Il Guardasigilli: "È un giusto
provvedimento. Il Pd abbandoni
il giustizialismo". Ma la sinistra
minaccia: ora il dialogo è difficile. <a href="/a.pic1?ID=278012" target="_blank"><strong>Lodo, ecco come
funziona</strong></a>. Così<strong> </strong><a href="/a.pic1?ID=278011" target="_blank"><strong>all'estero</strong></a>

Roma - Né molto urgente, né poco urgente. Il Lodo Alfano è «giusto», dice il Guardasigilli nell’aula del Senato, rispondendo agli attacchi dell’opposizione. In serata arriva, tra gli applausi del Pdl, l’approvazione definitiva del disegno di legge che sospende i processi fino al termine del mandato delle quattro più alte cariche dello Stato. Ma nessuno della minoranza vuol metterci la firma: il Pd e l’Idv votano contro, l’Udc si astiene come ha già fatto alla Camera. Sono 171 i sì, 128 i no e 6 gli astenuti. Il Lodo è legge in 25 giorni. Nel suo discorso Angelino Alfano difende appassionatamente il provvedimento che prende il suo nome e nega che fosse necessario un provvedimento costituzionale, come dicono dal centrosinistra. Il Lodo sospende solo temporaneamente i processi e non è un’immunità, dice. «Tiene conto scrupolosamente delle indicazioni» fatte dalla Consulta nel 2004, quando bocciò il Lodo Schifani, compresa quella sulla via da seguire. Il risultato, è un «testo sobrio e ben calibrato rispetto ai principi ed ai valori costituzionali che risultano coinvolti, nonchè in linea con le norme di altri ordinamenti occidentali». Alfano guarda al futuro e dà appuntamento per l’autunno all’opposizione sulla riforma della giustizia. Chiede un atteggiamento diverso, ragionevole, che abbandoni «il giustizialismo» e trovi un accordo con la maggioranza. Oggi, sottolinea il Guardasigilli, è sulla giustizia «la linea di confine tra riformisti e conservatori» e l’auspicio è che i «settori ragionevoli » della minoranza «non seguano i giustizialisti ». Il richiamo chiaro è a Pd e Udc, perché prendano le distanze dalla linea di Antonio Di Pietro. Ma dall’opposizione non vengono segnali positivi. Il dialogo sulla riforma sembra «difficile» alla capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, l’appello di Alfano «non convince» dopo una riforma che «toglie un altro limite al sovrano». «Altro che possibilità di governare - attacca la senatrice -, questo è un presidenzialismo di fatto. Siamo alla dittatura della maggioranza che cancella l’autonomia del Parlamento». I 58 emendamenti presentati dal centrosinistra sono stati tutti respinti: il Lodo è «una scelta unilaterale», sottolinea Vannino Chiti. «Avete trasformato questa guarentigia in un privilegio», accusa Gerardo d’Ambrosio. Lodo vuol dire accordo, commenta Francesco Rutelli, e «non mi sembra che in questo caso ci sia un accordo». «Fare una riforma con il Pdl - avverte Di Pietro - è come se l’agnello dicesse al lupo “mettiamoci a tavola insieme...”. Sai che fine fa! Come mettersi una corda al collo! ». E il leader dell’Idv ripete che raccoglierà le firme per un referendum contro il Lodo. «Rivendichiamo quest’azione a testa alta - ribatte Gaetano Quagliariello del Pdl -. Ne siamo orgogliosi». E il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, aggiunge: «Non è una questione di immunità o impunità. I processi eventuali non sono cancellati, ma rinviati a fine mandato». Con il via libera al Lodo, il confronto con l’opposizione sui temi della giustizia, si sposta ora sulla riforma che verrà. Alfano annuncia di voler intervenire soprattutto sui «tempi irragionevoli» del processo penale, di ritenere «urgente» la questione delle carceri e di voler assicurare al sistema anche «misure di efficienza quotidiana ». Dopo la «forzatura» del Lodo Alfano, avverte Arturo Parisi del Pd, difficile fare riforme condivise.