Lodo Alfano, l'ok dei finiani insieme a Pdl e Lega "Lo stop ai processi sarà anche retroattivo"

In commissione Affari costituzionali sì all'emendamento Vizzini: "Fermati processi anche precedenti alla carica per presidente della Repubblica o presidente del Consiglio". Sì anche da finiani e Mpa. No dell'Udc: "Ma niente veti". Bersani: "Faremo barriera". Di Pietro contro Fini

Roma - Primo sì al lodo Alfano retroattivo. La commissione Affari costituzionali ha approvato con 15 voti a favore e 7 contrari l'emendamento del relatore Carlo Vizzini al lodo Alfano in base al quale "i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l'assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare". Hanno votato a favore 13 senatori del Pdl e Lega più il senatore finiano Maurizio Saia e il senatore dell'Mpa. L'opposizione ha detto che con questo emendamento "si è creato un mostro giuridico".

I tempi Il lodo Alfano costituzionale dovrebbe approdare in aula al Senato i primi giorni di novembre. E' la tabella di marcia che si ricava sulla base dei circa 70 emendamenti e subemendamenti all'esame della commissione Affari costituzionali. La prossima settimana è da prevedere anche qualche seduta notturna per la prima commissione.

Il sì dei finiani "Non condivido affatto le polemiche sulla retroattività del lodo Alfano. E infatti la finalità del cosiddetto lodo Alfano costituzionale è quella di salvaguardare la serenità nello svolgimento delle funzioni da parte delle alte cariche dello Stato che, ovviamente, potrebbe essere compromessa nel caso in cui non venissero sospesi processi per fatti antecedenti all'assunzione della carica". E' quanto afferma la presidente della commissione Giustizia della Camera, la finiana Giulia Bongiorno.

Bersani non ci sta "Viaggiamo ai limiti dell'assurdo. Credo che sia indecoroso e vergognoso pensare di procedere alla soluzione per via parlamentare e costituzionale". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani attacca la norma, passata in commissione al Senato sulla retroattività del lodo Alfano. "Faremo barricate con tutte le forze che abbiamo" ha affermato Bersani.

Di Pietro nemmeno "Dall'incontro tra Alfano e Fini non mi aspetto più niente perché oggi è stata smascherata anche il finto ritorno alla legalità di Fli che al primo passaggio vero si è autosmascherato andando ad appoggiare una norma che garantisce l'impunità al premier". Così il leader Idv, Antonio Di Pietro, attacca la retroattività del lodo Alfano. "Siamo alla caduta - afferma Di Pietro - della democrazia e dello stato di diritto. Facciamo un ultimo appello a Fini perché in aula dica ai suoi parlamentari di non cedere al ricatto". In ogni caso, garantisce il leader Idv, "saranno i cittadini ad assumersi la responsabilità di decidere se intendono vivere in un paese democratico o in un regime perché l'Idv ha raccolto milioni di firme per il referendum confermativo".

No dell'Udc "Penso che sia una scelta sbagliata". Così il leader Udc Pier Ferdinando Casini commenta la norma sulla retroattività del Lodo Alfano, approvata in commissione al Senato. "Anche se gli scudi per le alte cariche, in tutti i Paesi, sono funzionali, cioé connessi temporalmente e sostanzialmente all'incarico, l'anomalia italiana giustifica una soluzione 'sui generis'". Così Casini chiarisce il suo pensiero. "Si tratta appunto di un'anomalia e quindi la retroattività è un errore - aggiunge Casini - ma non metteremo veti sul lodo Alfano, perché la nostra intenzione è di dare un segnale di stabilità e tentare di rimuovere il macigno dei processi del premier una volta per tutte, rispetto alle più urgenti questioni della giustizia che riguardano tutti gli italiani. E' necessario contribuire alla serenità istituzionale e per questo motivo l'Udc al Senato si asterrà sul provvedimento".

Opposizione sulle barricate "Così si prepara la strada dell'immunità per Berlusconi se andrà al Quirinale". Così il senatore dell' Idv, Pancho Pardi, commenta l'approvazione in commissione Affari costituzionali dell'emendamento del relatore Vizzini. "Dopo l'approvazione dell'altro emendamento Vizzini, che equipara presidente della Repubblica e presidente del Consiglio nell'esigenza dello scudo e che lo allarga anche ai reati extrafunzionali, il quadro - sottolinea Pardi - è completo. Resta pienamente valida la domanda che ho posto tempo fa in aula rivolgendomi al premier, e cioé, lei vuole l'immunità per andare al Quirinale o andare al Quirinale per l'immunità?". Molto critico anche il commento della senatrice Pd, Silvia Della Monica: "Non si è mai vista una Costituzione che stabilisca come anche chi è sottoposto a procedimento penale possa diventare presidente del Consiglio o presidente della Repubblica. In questo modo anche chi è agli arresti domiciliari o in carcere potrà candidarsi al Colle o a Palazzo Chigi". L'osservazione della senatrice Della Monica nasce dal fatto, ritenuto "mostruoso" dall'opposizione, che la sospensione dei processi non blocca le indagini. "Paradossalmente, essendo sospeso il processo e non le indagini con la relativa possibile custodia cautelare, potremo correre il rischio - osserva la senatrice del Pd - di avere un capo dello Stato o un capo di governo eletto mentre è agli arresti domiciliari. E' chiaro che l'unica utilità di questa norma è quella di consentire a Berlusconi di sbarazzarsi dei propri problemi giudiziari e di poter essere nelle condizioni di accedere alla carica di presidente della Repubblica. E per questo fine si trascina oggi anche la figura istituzionale del Capo dello Stato in questo pasticcio costituzionale".

Vizzini difende il testo "Qualcuno dovrebbe pur leggere le leggi prima di commentarle. Le assoluzioni le danno soltanto i giudici nei diversi gradi di giudizio". Questa la replica polemica del presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini, alle critiche piovute sull'emendamento al Lodo Alfano da lui presentato. "Il provvedimento - spiega Vizzini - non prevede né l'immunità né l'impunità. Non è un'assoluzione, come si vuole far credere. Prevede la sospensione del processo non del procedimento giudiziario. Con la sospensione del processo c'è anche la sospensione dei termini di prescrizione. Non voglio alzare il livello della polemica - incalza Vizzini -, ma non comprendo tanto stupore per un Paese che ha convissuto per 40 anni con l'immunità parlamentare riservata a mille persone e senza che verso un parlamentare potesse essere sollevato neanche un dito. Vorrei che fosse chiaro un punto: il provvedimento costituzionale non prevede nessuna retroattività diversa da quelle già contenute nella legge vigente. Entro dieci giorni dalla richiesta dei magistrati, le figure istituzionali devono decidere se inoltrare al parlamento la richiesta di sospensione. Il parlamento deve quindi deliberare entro il termine di 90 giorni, in un senso o nell'altro".