Lodo Alfano: oggi il voto, il governo apre

Il ministro della Giustizia Alfano: "Serve a tutto il Paese, non a un solo cittadino". Pioggia di emendamenti dell'opposizione, ma Vito dice: "Non c'è alcuna blindatura del testo"

Roma - Il muro contro muro, sul fronte giustizia, continua. E non si placano gli animi, all’indomani delle polemiche sui toni usati al No-Cav day di Antonio Di Pietro, contestati anche in zona Pd. Ma arriverà in ogni caso prima di cena, tranne sorprese dell’ultima ora, il via libera di Montecitorio al Lodo Alfano. Dopo l’approvazione del disegno di legge, ieri mattina, da parte delle Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali (hanno votato contro Pd e Idv, si è astenuto invece l’Udc), è in calendario infatti nel tardo pomeriggio il voto dell’Aula sul provvedimento. Costituito da un unico articolo e otto commi, che prevede la sospensione del processo penale nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato.

Intanto, pioggia di emendamenti presentati dall’opposizione: 280. Il governo, dal canto suo, per voce del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, assicura che «non c’è nessuna blindatura» al testo. Anzi, «se ci saranno proposte costruttive da parte dell’opposizione - continua - le accoglieremo». E poi annuncia che l’esecutivo presenterà domani, sempre alla Camera, l’emendamento al decreto sicurezza che modifica la norma «salva-processi». In base al cambiamento, i tribunali, secondo le prime indiscrezioni circolate, avrebbero la possibilità di stilare un elenco dei reati da perseguire prima degli altri. Ma non si parlerebbe più comunque di sospensione dei processi, così come non si farebbe più la differenza con i reati punibili fino a 10 anni di carcere.

Il Pd, per voce del suo segretario, Walter Veltroni, dichiara però battaglia sul Lodo. «Noi in 48 ore siamo chiamati ad approvare una legge che deve consentire al premier di non essere processato - argomenta l’ex sindaco di Roma -. Perché non usiamo queste 48 ore per aumentare gli stipendi? Qual è la priorità del Paese?», si chiede il leader dei democratici. E per ribadire il concetto, nel corso della discussione generale, iniziata ieri pomeriggio, alcuni deputati del Pd hanno letto per un minuto a testa la stessa dichiarazione, in cui ricordavano ai presenti: «Le nostre priorità sono altre, a voi interessa solo garantire l’impunità del presidente del Consiglio».
Non si fa attendere la replica del Guardasigilli «ai sei colleghi che hanno fatto un così complesso esercizio di fantasia». «Stipendi e pensioni sono la vera emergenza del Paese, ma è troppo facile - aggiunge in Aula il ministro della Giustizia Alfano - dirvi che lo sono perché voi ci avete preceduti e ci avete lasciato un Paese in queste condizioni. E poi, si tratta di una norma che è importante ed utile al Paese, non ad un solo cittadino».

Stasera, intanto, insieme al «no» del Pd, tranne ripensamenti finali, scontato anche il voto contrario dell’Idv. «Faremo opposizione fino in fondo e poi siamo pronti al referendum», riassume il portavoce dei dipietristi, Leoluca Orlando.

Ma all’interno dell’opposizione non prevale una strategia univoca. L’Udc, infatti, si asterrà. «Il Lodo è solo un rattoppo», premette Pier Ferdinando Casini, «ma almeno il danno è ridotto». E lavorando da «colomba», aggiunge l’ex presidente della Camera, «abbiamo ottenuto che la norma blocca-processi venisse cassata». Guai, però a parlare di «baratto»: «È improprio - aggiunge Casini -, non siamo in un suk arabo, ma in Parlamento».