Lodo Alfano, il Pdl accelera Il Pd si accoda al no di Di Pietro

La sinistra: «Nessun baratto, via la sospendi processi »

da Roma

Fermare il blocca-processi, per far approvare subito il Lodo Alfano. L’opposizione protesta per le norme che sospendono per un anno i procedimenti per i reati meno gravi? E il Pdl potrebbe stralciarle dal decreto sicurezza, ottenendo però una corsia privilegiata per lo scudo alle più alte cariche dello Stato. Ma l’accordo con il Pd non si trova, mentre Antonio Di Pietro protesta. E la maggioranza decide di andare avanti lo stesso: domani inizierà la discussione in aula a Montecitorio sul Lodo e giovedì si arriverà al voto.
Il «sorpasso» è stato proposto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini, il Pd di Veltroni sembrava disponibile a rinunciare all’ostruzionismo ma, pressato da Di Pietro, alla fine è tornato sulle barricate. Per Casini il centrosinistra dovrebbe garantire alla maggioranza la discussione in Parlamento del disegno di legge del ministro della Giustizia entro luglio. «Non si può perdere tempo - ripete - in una guerra atomica sulla giustizia. Se per la maggioranza la priorità è quella di un lodo Alfano, noi siamo contrari ma ne dobbiamo prendere atto. Lo mettano all’ordine del giorno, si affronti questo problema, ma evitiamo di bloccare 100mila processi per bloccarne uno. È necessario trovare un’intesa, non spezzare il dialogo».
La maggioranza è decisa a percorrere questa strada, ma in serata il Pd inasprisce i toni e la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, dà la linea: niente scambio, il Lodo non è urgente, serve una legge costituzionale e il bloccaprocessi è «un male in sé». Oltretutto, dicono dal Pd, la maggioranza non ha garantito il ritiro del bloccaprocessi. Però ha annunciato «profonde modifiche al decreto-sicurezza», spiega Gianfranco Fini.
Nel pomeriggio di ieri il primo passo era stato fatto: le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera avevano accantonato l’esame della norma blocca-processi. Poi in conferenza dei capigruppo la maggioranza ha chiesto di anticipare l’esame del Lodo Alfano, in calendario per l’aula il 28 luglio. L’obiettivo è approvarlo prima del decreto sicurezza. Subito dopo la Camera dovrà dare il via libera al pacchetto e passarlo al Senato, perché la conversione in legge dovrà avvenire entro il 23 luglio. Stamattina anche i capigruppo del Senato discuteranno del calendario. Pd e Idv non sono d’accordo, l’Udc si astiene.
Il leader dell’Italia dei valori è pronto a fare un gran chiasso alla manifestazione «No Cav.day» di oggi, a piazza Navona. «Si profila la consumazione di un reato gravissimo - protesta Di Pietro - Un Parlamento sotto ricatto che si accinge a pagare un riscatto, quello di piegare l’istituzione parlamentare a uso e consumo del capo del governo. È vergognoso e umiliante. Neanche nel Ventennio...».
Ufficialmente, il Pd non può che condividere, ma per tutta la giornata non dice no, sembra diviso. Poi, tutto cambia. «Se la bloccaprocessi - dice il ministro dell’Interno ombra del Pd, Marco Minniti - è una norma sbagliata, il governo deve ritirarla e non ipotizzare alcuno scambio politico. Proporlo è l’ammissione che era stata fatta per il premier». Pd e Idv chiedono che alla Camera sul Lodo non vengano contingentati i tempi della discussione, perché un articolo del regolamento prevede che per temi «di eccezionale rilevanza politica» non vengano poste restrizioni. Finora, però, non si è mai fatto ricorso alla norma e bisognerà vedere se sarà applicata stavolta.