Lodo Alfano, Veltroni: "Fini avalla l'esproprio" Il presidente della Camera: "Regole rispettate"

Il provvedimento sull'immunità alle alte cariche giovedì a Montecitorio. Scontro istituzionale tra il leader Pd e il leader di An. Franceschini: "Pessima pagina di storia del Parlamento"

Roma - La giunta per il regolamento della Camera dei deputati ha deciso che, per la discussione del lodo Alfano, i tempi resteranno contingentati e che non ci sarà lo scrutinio segreto. Intanto la discussione sul lodo spacca l’opposizione: i deputati del Pd decidono di lasciare i lavori di commissione dedicati al lodo Alfano, l’Idv, invece, resta perché "quando c’è emergenza democratica - spiega Antonio Di Pietro - si presidia il fronte".

L'opposizione si divide "Quando c’è un’emergenza democratica in atto come quella che si sta verificando oggi in commissione e poi in Aula visto che si decide di non applicare la legge al presidente del Consiglio, l’Italia dei valori - sottolinea Di Pietro - sceglie di non abbandonare i lavori parlamentari per presidiare il fronte. Preferiamo fare come l’ultimo giapponese - prosegue Di Pietro - piuttosto che cedere a questo modello dittatoriale che viene imposto dalla maggioranza al parlamento". I deputati del Pd, invece, avevano abbandonato i lavori della commissione dedicati al lodo Alfano per protesta, ha spiegato il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, "contro la strozzatura dei tempi del dibattito voluta dalla maggioranza".

Veltroni sulle barricate "Il governo non ritira l’emendamento blocca-processi e vuole espropriare le funzioni proprie del parlamento. Il presidente della Camera Fini, al posto di opporsi, avalla e favorisce. Con la decisione adottata dalla conferenza dei capigruppo, priva di qualsiasi precedente nella storia repubblicana, il presidente Fini ha imposto di far esaminare il lodo Alfano dal parlamento con tempi assolutamente ristretti". Così il segretario del Pd Walter Veltroni critica la decisione assunta ieri sera di anticipare l’esame del lodo Alfano. "In sole 24 ore - evidenzia Veltroni - si vuole presentare, discutere e approvare, in commissione e in aula, una normativa che incide su diversi principi costituzionali. Ciò è inaccettabile e incomprensibile alla luce di un corretto svolgimento delle funzioni di garanzia proprie del presidente della Camera". Il presidente Fini, attacca il leader dei democratici "ha smarrito questa funzione per inseguire l’emergenza costituita dalle esigenze temporali del processo al premier. Abbiamo chiesto - conclude Veltroni - di riconvocare la conferenza dei capigruppo; vedremo in questa sede se il presidente Fini saprà esercitare il suo ruolo istituzionale di garanzia per tutto il parlamento".

La ferma replica di Fini Nella definizione del calendario della camera per l’esame del lodo Alfano non c’è stata "alcuna violazione nè del regolamento nè della prassi applicativa". In aula il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha risposto duramente alle critiche mossegli dall’opposizione e dallo stesso segretario del Pd, Walter Veltroni. Fini ha rilevato che il governo ha sempre la prerogativa di chiedere che sia messo in calendario un provvedimento. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio sull’anticipo chiesto dall’esecutivo non ha raggiunto un’intesa (la maggioranza era favorevole, l’Udc ha preso atto e il resto dell’opposizione era contrario). Come in svariate decine di altri casi nelle legislature precedenti, ha rilevato Fini, la decisione è stata quindi presa dal presidente. Sui tempi dell’esame in commissione, Fini ha segnalato che i due mesi previsti per l’esame in sede referente non sono un tempo minimo: "La commissione, se vuole, può ridurli". Confermata anche la decisione sul contingentamento dei tempi. Della questione, ha segnalato Fini, è stata investita la giunta per il regolamento ce si è riunita questa mattina. Pd e Idv hanno espresso contrarietà, maggioranza e Udc hanno invece concordato.

Franceschini: "Pessima pagina di storia del Parlamento" "Siamo stupiti dal tono dimesso e burocratico usato per una scelta politica tanto grave e rilevante". Così Dario Franceschini, intervenendo in Aula a Montecitorio a nome del Partito democratico, ha replicato al presidente Pier Ferdinando Casini sul lodo Alfano. Rivolto a Fini, Franceschini ha incalzato: "Lei sta scrivendo una pessima pagina della sua storia politica e della storia di questo Parlamento".

Alfano: "Minano il dialogo" "Noi abbiamo dato la nostra disponibilità a riformulare quella norma, ci dicano le loro opinioni nel merito e valuteremo. Certo, abbandonare l’aula non mi pare il miglior viatico al dialogo - così il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha risposto ai cronisti che a Cannes gli chiedevano un commento sul’atteggiamento dell’opposizione. Ai cronisti che gli chiedono se la norma "blocca processi" sarà stralciata oppure modificata, il Guardasigilli risponde che "abbiamo già dato la nostra disponibilità a riformulare la norma che prevede la corsia preferenziale per reati gravi e commessi di recente. E annessa a questa vi era la possibilità di sospendere per un anno gli altri processi". Una disponibilità, aggiunge, "confidando nel buon senso dell’opposizione e confidando nella volontà di dialogo annunciata da Veltroni. Dal tipo di emendamenti che proporrà l’opposizione nel merito di questa norma - conclude il ministro - capiremo se di vera volontà di dialogo si tratta o se le aperture al dialogo del Pd sono solo strumentali".

Il lodo a Montecitorio Giovedì mattina la Camera voterà il Lodo Alfano, la cui discussione inizierà nel pomeriggio di mercoledì. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, secondo quanto hanno riferito Marina Sereni e Massimo Donadi. Alla conferenza dei capigruppo, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha chiesto di modificare il calendario della Camera anteponendo il voto sul Lodo Alfano a quello sul decreto sicurezza, nel quale è inserita la norma salva processi. "La presidenza della Camera - ha riferito Sereni - ha acceduto alla richiesta di anteporre il Lodo Alfano". Quest'ultimo provvedimento sarà esaminato domattina dalle commissioni riunite giustizia e affari costituzionali, mentre l'esame dell'Aula inizierà nel pomeriggio di mercoledì e si protrarrà in una seduta notturna. Il voto finale è previsto per giovedì mattina. "Noi - ha riferito ancora Sereni - non abbiamo aderito alla modifica del calendario". L'opposizione ha invece chiesto di votare subito il decreto sicurezza "che affronta un tema di vera emergenza, ma la nostra proposta - ha aggiunto la vice capogruppo del Pd - non è stata accolta per ovvie ragioni". Pd e Idv hanno quindi chiesto che sul Lodo Alfano non vengano contingentati i tempi della discussione.

Modifiche alla blocca processi "E' allo studio una sostanziale revisione per modificare il decreto legge sulla sicurezza nelle sue parti più controverse". E' quanto ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il governo modificherà dunque la norma sulla sospensione dei processi meno gravi. Ma al momento Vito non esclude neanche la soppressione. L’eventuale stop alla blocca processi continua a far discutere, ed è visto come positiva da parte del leader del Pd, ma l’opposizione attende un pronunciamento ufficiale di governo e maggioranza. "Oggi il problema che noi poniamo è la norma blocca processi", ha affermato il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, commentando l’annuncio fatto dal ministro Vito.