Lodo Mondadori, Palma avvia l’ispezione

RomaSul Lodo Mondadori scende in campo il ministero della Giustizia. Gli ispettori vogliono esaminare la sentenza d’appello che ha condannato a luglio Fininvest a pagare 564 milioni alla Cir di Carlo De Benedetti e ne chiedono una copia alla corte milanese.
Tutto nasce dall’esposto presentato il 4 ottobre dalla presidente del gruppo, Marina Berlusconi, per sollecitare iniziative disciplinari o un’ispezione. Oltre che al ministro Francesco Nitto Palma è arrivato all’altro titolare dell’azione disciplinare, il procuratore generale della Cassazione, che ha già cominciato ad esaminare la questione che riguarda i giudici Luigi de Ruggiero, Walter Saresella e Giovan Battista Rollero. Un atto dovuto, come quello degli ispettori ministeriali.
Ma per Carlo de Benedetti l’esposto non ha ragion d’essere. «Mi attengo - dice il presidente onorario della Cir- alle sentenze dei tribunali. Non ho nulla da commentare sull’iniziativa degli ispettori ministeriali. Ribadisco la ferma convinzione, già espressa dai nostri legali, che l’irrituale esposto presentato dalla Fininvest è infondato e ingiustificabile».
La replica di Marina Berlusconi non si fa aspettare: «Da una parte, De Benedetti sostiene di volersi attenere alle sentenze della magistratura, e mi stupirei molto del contrario, visto che con due verdetti totalmente ingiusti il suo gruppo ha ottenuto un risarcimento di oltre mezzo miliardo di euro. Dall’altra, però, si lancia in valutazioni sul nostro esposto che non gli competono in alcun modo e che appaiono totalmente gratuite». Non è né «irrituale», né «infondato», né «ingiustificabile», per la presidente della Fininvest. «Denunciare l’enormità dell’ingiustizia che abbiamo subito - dice la Berlusconi - è un dovere prima ancora che un diritto»
Nella sentenza d’appello, secondo la Fininvest, veniva riportata una pronuncia della Cassazione determinante per il verdetto «con il “taglio” di un passaggio decisivo e la mancata citazione di altri passaggi, altrettanto decisivi». Insomma, si farebbe dire alla Suprema Corte «l’esatto contrario» di quanto ha detto. Tra le questioni pregiudiziali sollevate nel processo d’appello il gruppo ha evidenziato il fatto che la sentenza definitiva del 1991 sul Lodo Mondadori non è stata rimossa, dopo che uno dei tre giudici, Vittorio Metta, è stato condannato per corruzione. Eppure, sottolineava Fininvest, la corruzione di un membro di un collegio la rende «invalida» , anche se non revocata e consente una nuova valutazione del merito da parte del giudice civile.