Un logo «made in Lazio» per salvare l’apicoltura

Rilanciare l’apicoltura nel Lazio. Questo l’obiettivo dell’incontro di ieri tra dall’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, Daniela Valentini, e le associazioni di categoria degli apicoltori regionali. Tra le proposte avanzate dall’assessore, emerge soprattutto la creazione, entro fine settembre, di un logo da apporre sulle confezioni di miele romano per certificarne la provenienza. Tra le emergenze del settore, spicca inoltre la ricerca di soluzioni concrete atte a contrastare la mortalità diffusa delle api nel Lazio. Fenomeno che può essere causato da patologie, parassiti, stress ambientali e alimentari, ma anche dalla dispersione di pesticidi e dai mutamenti climatici. Ragioni per la quale, l’assessore, durante il dibattito, ha avanzato l’ipotesi di «stilare una legge regionale che disciplini il settore, creare un logo del miele romano, realizzare un vademecum per una corretta gestione delle colture e istituire dei corsi di formazione che aiutino gli agricoltori a dosare il quantitativo di pesticidi in modo tale da non nuocere alle api». Nel dettaglio, la Valentini ha anche snocciolato le cifre che le casse regionali hanno destinato al settore dell’apicoltura: «Attualmente sono disponibili 500.000 euro da poter destinare alle esigenze più urgenti: 300.000 per l’assistenza tecnica, l’acquisto di sciami e arnie e 130.000 da destinare ai laboratori di smielatura. Inoltre - ha proseguito - per noi è necessario realizzare un censimento della consistenza effettiva del settore dell’apicoltura e ci accingiamo a farlo nei prossimi mesi con l’aiuto dell’Arsial, degli Istituti Zooprofilattici, delle Asl e naturalmente con il contributo degli apicoltori al fine di avere una visione più chiara del contesto nel quale ci troveremo a operare. Attualmente il settore apistico laziale consta di 6 - 7.000 apicoltori, con 60 - 70.000 arnie, che danno vita a una potenzialità produttiva regionale di 1.700 tonnellate con un volume d’affari di 5 milioni di euro l’anno, ma è necessario acquistare sciami di api regine per poter ricreare famiglie della giusta consistenza numerica, incrementando inoltre le aziende produttrici regionali».