Un logoro matrimonio da palcoscenico

Di scena il nuovo spettacolo firmato da Vincenzo Cerami e Nicola Piovani e dedicato alla vita teatrale

Il comico e la spalla devono far ridere, ma sono anche due vecchi amici che per un momento, con sforzo disumano, fanno venire a galla tutti i problemi della loro vita. Il succo dolceamaro del nuovo spettacolo di Vincenzo Cerami, che debutta questa sera all’Ambra Jovinelli per la regia di Jean-Claude Penchenat e commento musicale di Nicola Piovani, è rappreso nel titolo: Il comico e la spalla. Ovvero, il pianeta e il suo satellite. Il primo, il clown, è quello in grado di sprigionare una grande forza magnetica; l’altro è impegnato a dribblare l’inevitabile cono d’ombra supportando il collega con quegli strumenti che sotto i riflettori fanno la fortuna (e decretano la longevità) di una coppia artistica: corredo verbale, fisicità, tempi comici.
Uno sfibrante esercizio d’equilibrismo che, però, alla lunga, può logorare anche due vecchie volpi della risata. Come dimostra, tra malinconie e vecchie ruggini nel suo racconto di metateatro Il comico e la spalla, lo scrittore Vincenzo Cerami. «Anche se può sembrare blasfemo, gli stessi Dante e Virgilio nella Divina Commedia coprono perfettamente questi ruoli - spiega lo sceneggiatore di Roberto Benigni -. Nel ’900 c’è stata una grande fioritura di coppie comiche. Basti pensare a Totò e Peppino, Chiari e Campanini, Cochi e Renato, Tognazzi e Vianello».
Il comico e la spalla, nella finzione scenica, sono Pippo Pattavina (Carmelo) e Tuccio Musumeci (Alfio). Due uomini che contrappongono alla sacrosanta esigenza dettata dalla ribalta di aderire al cliché della coppia, la naturale spinta all’indipendenza, all’evasione artistica. Dopo anni di onesta militanza e affiatata amicizia, insomma, Carmelo e Alfio fanno i conti con rancori e cinismo. «Nella commedia viene alla ribalta un gioco di ruoli che va ben oltre le leggi teatrali - aggiunge Cerami -. Ho puntato la lente d’ingrandimento sul rapporto comico-spalla per mettere a nudo gli occulti ingranaggi che legano due persone fortemente dipendenti tra loro, come possono essere genitore e figlio, docente e allievo, marito e moglie, due indissolubili amici. Mi sono chiesto fin dove simile sodalizio conservi la sua spontaneità: il comico e la spalla sono solo un pretesto per mettere a fuoco, in una scena virtuale, il tema dell’identità e di una vita percepita come parassitaria». Scene e costumi sono di Roberto Moscoso. Repliche fino all’8 gennaio.