Loiero indagato per corruzione

Perquisita la casa del presidente della Regione Calabria. I pm: dalle imprese assunzioni e tangenti a uomini vicini a Prodi in cambio di fondi Ue. I verbali del teste Beta: <strong><a href="/a.pic1?ID=239497">&quot;La rete del governatore? Meglio dei servizi segreti&quot;</a></strong>

Catanzaro - Corruzione semplice e corruzione elettorale. Quantificando: centomila euro. A tanto ammonterebbe il contributo per la campagna elettorale del 2005 di cui avrebbe beneficiato il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. Gli asseriti benefattori sono Antonio Saladino, rappresentante della Compagnia delle opere e presunto dominus del comitato d’affari dell’inchiesta «Why Not», e l’imprenditore Antonino Gatto, titolare dei centri commerciali Despar. Ma quel che traspare dall’accelerazione della nota inchiesta è una nuova convergenza investigativa su personaggi vicinissimi a Romano Prodi.

Quella di ieri è certamente la giornata più brutta per il titolare di un consiglio regionale che vanta morti ammazzati e il record di politici indagati. Al governatore di centrosinistra i pm-eredi del noto procedimento penale su massoneria deviata e fondi Ue del pm Luigi De Magistris (che vede indagati l’ex ministro Mastella, l’ex premier Prodi e altre 40 persone) hanno notificato un invasivo decreto di perquisizione e un avviso di garanzia nel quale si fa riferimento a 50mila euro versati da società riconducibili a Saladino e ad altri 50mila da Spa «vicine» al re dei supermercati. Secondo l’accusa, come contropartita dell’appoggio economico, Loiero si sarebbe impegnato a favorire le aziende dei due Grandi elemosinieri. Scrive il pm nell’atto di perquisizione: «Saladino si schiera con Loiero con la forza di tutta la sua potenzialità elettorale alimentata dalla CdO in Calabria e dalla fittissima rete di rapporti».

L’appoggio al presidente della Calabria, osserva la procura, «si accompagna con il sostegno che Saladino va perseguendo e preparando per le successive elezioni in favore del gruppo De Grano, Macrì e Gozi». I primi due, indagati con Loiero, «sono accomunati dall’essere vicini a Romano Prodi» e proprio Saladino, uno che tradendo don Giussani faceva affari e non preghiere, «sarà determinante per la vittoria di Prodi». Quanto all’indagato Gozi, parlamentare del Pd, «faceva parte del gabinetto della presidenza della Commissione Europea (con Prodi, ndr) e oggi conserva un ruolo di primo piano come consigliere politico del presidente Barroso. Dal luglio 2006 è consigliere del presidente del Consiglio», sempre Prodi.

Ma c’è di più. Oltre ai 100mila euro, Saladino si sarebbe impegnato con Loiero ad «assumere in attività lavorative in società da lui controllate soggetti segnalati da Loiero una volta questi eletto». In cambio Loiero «si obbligava a favorire Saladino e Gatto, nonché le società a loro riconducibili, attraverso erogazioni pubbliche». Tant’è. Dopo il voto Loiero assegna un posto cruciale a Francesco De Grano, segnalato da Saladino e Gozi: quello di dirigente degli Affari Internazionali della Regione. «Un ruolo di determinante incidenza nella gestione dei fondi pubblici, anche di origine comunitaria» sottolinea la procura generale rivelando che proprio De Grano di lì a poco suggerirà di costituire la fondazione Need ricerca srl «per veicolare i fondi» sfuggendo ai controlli. Nel mirino dei pm anche il tortuoso cammino di 250mila euro culminato con l’acquisto del programma informatico «Navision» e la contestuale creazione, a titolo ufficialmente gratuito, di un sito web per il «Laboratorio Democratico Europeo» il cui presidente è Sandro Gozi del Pd, «vicino al premier» oltre che a Macrì e a De Grano «vicini all’onorevole Prodi». E Loiero? In serata ha disertato la giunta straordinaria. Nel pomeriggio aveva chiesto di essere ascoltato dai pm «quanto prima per non lasciare ombre».