Loiero pronto a lasciare, si scalda il ds Minniti

Il sindaco: dobbiamo avere gli stessi privilegi per gli investimenti sui trasporti

Felice Manti

da Milano

Le strade del governatore calabrese Agazio Loiero e quelle di Margherita e Ds sono sempre più lontane. La Quercia calabrese, forte di un sondaggio già commissionato da tempo, è pronta a rompere definitivamente con Loiero e ha già in mente il suo possibile sostituto: l’attuale sottosegretario all’Interno, il dalemiano Marco Minniti. E per la Regione si annuncia una lunga fase di commissariamento. Lunga quanto basta (si parla di maggio) perché i consiglieri «incassino» il diritto a maturare la pensione.
Ieri tra i palazzi della politica calabrese si parlava già di dimissioni «già pronte sulla scrivania» di Loiero e di uno stato maggiore del Botteghino calabrese deciso ad andare fino in fondo. Voci confermate anche prima del vertice di ieri sera tra Ds, Dl e il governatore Agazio Loiero. E infatti, a tarda ora, i diessini Nicola Adamo (che è anche vicepresidente), Doris Lo Moro e Demetrio Naccari Carlizzi (Margherita) hanno annunciato le loro dimissioni. «Costruttive», le hanno chiamate.
A spingere sul braccio di ferro sono i Ds, forti di un rapporto che vedrebbe il centrosinistra guidato da Minniti, pur senza Loiero e il suo Partito democratico meridionale, con sei punti di vantaggio sul centrodestra. Più delle inchieste della magistratura su 24 consiglieri regionali, del possibile coinvolgimento di Domenico Crea, un eletto della Margherita, nell’omicidio di stampo mafioso dell’allora vicepresidente Francesco Fortugno e della richiesta di scioglimento anticipato del Consiglio regionale avanzata dal centrodestra, poté la gestione dei Fondi Ue. Un piatto da 8 miliardi di euro per il periodo 2007-2013 che il governatore calabrese Agazio Loiero ha deciso di far gestire direttamente a un uomo di sua fiducia, Salvatore Orlando, direttore generale del dipartimento agli Affari europei e già autore del piano dei finanziamenti per la Regione Calabria nel periodo 200-2006. Tanti soldi, tantissimi soldi per una Regione dalla disoccupazione cronica, dove politica e affari continuano ad andare di pari passo e dove le intromissioni della ’ndrangheta nel business dei fondi comunitari sono certificate dalle inchieste aperte dalla magistratura calabrese.
E così, dopo il fallimento dell’ennesimo vertice convocato a Lametia Terme tra il presidente della Regione, i 12 consiglieri dei gruppi di Ds e Margherita, e i segretari regionali dei due partiti, iniziato domenica sera e finito alle 6 del mattino di ieri, si è cercata un’ultima disperata mediazione. «L’ufficiale di collegamento» tra la Quercia calabrese e Loiero è il capogruppo della Margherita in Consiglio regionale Enzo Sculco, la cui missione si è annunciata sin dall’inizio «impossibile». Il partito di Rutelli adesso rischia di rimanere stritolato dai due contendenti visto che la rottura tra il Partito democratico meridionale di Loiero, la stessa Margherita e i Ds metterebbe a rischio altre amministrazioni in mano all’Unione calabrese, dalla provincia di Vibo Valentia e Reggio Calabria ai comuni di Lametia Terme e di Crotone. Per Ottavio Gaetano Bruni, coordinatore regionale del Pdm e presidente di una delle amministrazioni locali «in pericolo», la situazione «è prossima al precipizio. Una rottura sarebbe una catastrofe politica - ha detto Bruni -; l’Unione calabrese si dissolverebbe e bisognerebbe allora ridiscutere subito tutti gli assetti politico-amministrativi». Come dire: se salta la Regione salta tutto.
Il nodo del contendere è la nomina a direttore generale del dipartimento regionale agli Affari comunitari di Salvatore Orlando, già collaboratore del presidente del Consiglio regionale, il ds Giuseppe Bova, decisa qualche settimana fa da Loiero. Una nomina che ha fatto imbestialire i Ds, che prima hanno votato contro, poi hanno deciso di «disertare» le riunioni della giunta regionale.
La mossa dei Ds sarebbe in realtà legata a una resa dei conti interna alla Quercia calabrese. La «fase due» del mandato del governatore era iniziata a luglio, quando i vertici nazionali del partito, con il segretario Piero Fassino in testa, avevano deciso di rimuovere i due assessori ds, il vicepresidente Nicola Adamo e l’assessore alla Sanità Doris Lo Moro, sembra su pressioni del presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova.
La doppia rimozione sarebbe dovuta passare come «prezzo politico» da far pagare alla Quercia per riallacciare i rapporti con Loiero, mentre in realtà avrebbe soprattutto premiato l’ala degli scontenti della gestione Adamo, ex segretario regionale della Quercia. A spezzare le ambizioni di Bova, di Guccione e la strategia in Consiglio regionale del capogruppo Ds Franco Pacenza è stata la doppia inchiesta giudiziaria sullo stesso Pacenza, seguita a ruota da quella su Adamo. L’uno-due della magistratura sui vertici Ds ha di fatto legato le mani a qualsiasi trattativa con Loiero. Da qui la decisione di «ripensare» la guida della Regione. Per cercare di mettere come governatore il potente Minniti e assicurare ai Ds piena libertà di movimento su settori strategici come i fondi europei (destinati comunque a finire a partire dal 2013) e quello più delicato della Sanità.
felice.manti@ilgiornale.it