Loison da Vicenza con amore

Mila Busnè

Il recente scandalo delle uova marce riciclate rende ancora più attuale la cosiddetta carta d’identità che dal 27 gennaio 2006 dovranno avere alcuni dolci tradizionali, su tutti il Pandoro e il Panettone, ma anche Colomba, Savoiardo e Amaretto. Il decreto porta le firme del ministero delle Attività produttive e di quello delle Politiche agricole. Panettone, pandoro e colomba, classici «prodotti dolciari da forno ottenuti per fermentazione naturale da pasta acida», devono prevedere, per chiamarsi così, farina di frumento, zucchero, 26% di uova fresche, burro, lievito naturale costituito da pasta acida, e per il panettone almeno il 20% di uvetta e scorze d'agrumi canditi, ovviamente non le bucce di papaya sbiancate con il cloro, ma autentiche bucce di cedro. L’Aidi, l’associazione delle industrie dolciarie, grazie a una ricerca di mercato, annuncia che la stragrande maggioranza degli italiani in vista di Natale acquista panettoni e pandori o al supermercato (74%) o agli iper (22%) e non c’è dubbio perché vi trovano i prezzi più bassi. Ma la qualità assoluta è altrove, è nelle pasticcerie che usano materie prime che la grande industria non si può permettere. Tra i piccoli produttori ecco la Loison di Costabissara in provincia di Vicenza, 0444.557844, www.loison.com. Famiglia di pasticcieri dal 1938, oggi panettona come allora, arricchendo la gamma di nuove varietà come il superbo Panettone al Torcolato di Breganze di Maculan. E chi vuole sapere se è meglio il panettone o il pandoro (il mio debole) ha solo l’imbarazzo della scelta.