È Lombardi il nuovo prefetto «Sicurezza, è il mio pallino»

Arriva da Firenze: napoletano, ha iniziato la sua carriera 33 anni fa a Cremona

Antonella Mollica

da Firenze

È napoletano ma nelle sue vene scorre anche sangue bergamasco per parte di madre. Gian Valerio Lombardi, 59 anni, due lauree, una moglie e un figlio avvocato a Padova, da ieri è il nuovo prefetto di Milano. Lascia Firenze dopo due anni e quattro mesi trascorsi in prefettura.
«Una sfida importante che mi riempie di orgoglio», dice nel suo studio fiorentino dove i telefoni non smettono di squillare un attimo. Lombardi arriva a Milano in un momento delicato. Il suo predecessore Bruno Ferrante dall’oggi al domani si è tolto la casacca di arbitro e ha deciso di scendere in campo a giocare la partita per la poltrona di sindaco. «È una decisione che rientra nel novero delle scelte personali», dice con il sorriso e la diplomazia di sempre senza entrare nel merito della vicenda. «Sono sicuro che sarà una competizione civile e corretta che si svolgerà in un clima sereno».
Gian Valerio Lombardi, laureato in Giurisprudenza e in Scienze politiche, è entrato nella carriera prefettizia dal 1972 e ha mosso i primi passi della sua carriera proprio in Lombardia. Dieci anni a Cremona, dal 1972 al 1982, sei anni come capo di gabinetto della prefettura. Nominato prefetto nel 1994 dall’allora presidente del consiglio Carlo Azeglio Ciampi, fu assegnato alla presidenza del Consiglio dei ministri, poi ha svolto anche le funzioni di capo dell’ufficio per il programma di governo, incarico confermato dai successivi governi Berlusconi e Dini. In tale veste ha coordinato le pubblicazioni «Governo Ciampi», «Governo Berlusconi, sette mesi di attività» e «Governo Dini». Dal ’98 al 2000 è stato prefetto di Varese e dal 2000 al 2003, prima dell’arrivo a Firenze, è stato prefetto di Padova. Nel suo curriculum vanta anche diverse collaborazioni giornalistiche, attualmente collabora con il «Sole 24 Ore».
Milano è città da onore e oneri, il prefetto Lombardi questo lo sa bene. Le grane sicuramente non mancheranno. Ma lui, abile mediatore, non sembra preoccupato più di tanto: «Arriverò a Milano con molta umiltà per conoscere la realtà di una città complessa. Sarà uno stimolo a fare meglio». In un’ipotetico manifesto degli obiettivi da perseguire con il nuovo incarico mette al primo posto la sicurezza dei cittadini: «Mi preoccupa quest’escalation delle rapine in villa, un fenomeno particolarmente odioso che va estirpato senza incertezze». Il problema dell’immigrazione è forse il primo scoglio che dovrà affrontare: «Solidarietà e rispetto delle regole devono convivere - dice deciso - Governare l’immigrazione è una delle priorità del nostro Paese. Gli immigrati, a Milano come nel resto del Paese, costituiscono ormai una fetta notevole della popolazione».
Il suo cruccio, nel momento in cui lascia Firenze, è quello di non essere riuscito a realizzare il centro di permanenza temporanea: «È l’unico strumento che consente di contrastare l’immigrazione clandestina. Esiste una legge dello Stato e in quanto tale va applicata. Chi ha un ruolo istituzionale non può prescindere dalle leggi. A Milano il centro già esiste e questo sicuramente è una cosa positiva».
Ci sono poi i problemi degli immobili occupati abusivamente e dei campi nomadi: «Con equilibrio e buon senso a Firenze siamo riusciti a gestire il problema. Quando è stato il momento abbiamo sgomberato immobili e smantellato campi rom abusivi, il tutto sempre con la massima collaborazione delle istituzioni. Spero di continuare anche a Milano su questa linea. Il gioco di squadra è sempre fondamentale per raggiungere traguardi importanti».