«Lombardia battistrada del federalismo»

«Dopo il sì quasi unanime del Consiglio, Prodi non può negarci i nuovi poteri. La nostra scelta apre una via a tutto il Paese»

da Milano

«Siamo pronti all’incontro con Prodi e speriamo di ottenere i poteri che chiediamo entro la fine dell’anno». Roberto Formigoni è forte del voto compatto del Consiglio regionale della Lombardia, che chiede al governo maggiori competenze in dodici materie. Un sì a larghissima maggioranza alla «via lombarda al federalismo» proposta la scorsa estate dal governatore di Forza Italia. L’Unione ha votato insieme al centrodestra, contrari solo Rifondazione comunista e Comunisti italiani. «Siamo orgogliosi di essere i primi a percorrere questo cammino, che apre una via a tutto il Paese». Il documento approvato prevede un federalismo in dodici punti: ambiente, beni culturali, giudici di pace ma anche sanità, protezione civile, infrastrutture, comunicazione, previdenza complementare, ricerca, università, cooperazione transfrontaliera e casse di risparmio.
Quando si vedranno gli effetti concreti?
«Mi auguro che il negoziato con il presidente del Consiglio si apra tra aprile e maggio, così da poter portare il contenuto dell’intesa in Parlamento in tempo perché entro fine anno ci sia l’avvio della sperimentazione. Così avremo due anni pieni di legislatura regionale per sperimentare i poteri in più».
Non teme che il centrosinistra possa utilizzare il tema come spot elettorale?
«Non credo. Se qualcuno volesse usare il federalismo in modo propagandistico, saranno i fatti stessi a smentirlo. Se il governo dicesse no alle nostre richieste, sarebbe in grave difficoltà a motivare i no. È la Lombardia intera che chiede questo passo avanti, sarebbe una sconfitta di tutti».
Tra le materie scelte c’è anche la sanità. È un modo di riproporre la devoluzione?
«Non voglio riaprire polemiche, ero a favore del titolo V già quando è stato approvato ma questo è un avvio di federalismo, non è ancora il federalismo. Non siamo eversivi, abbiamo voluto introdurre nel documento anche la sanità perché, anche se la Costituzione già prevede la competenza regionale, negli ultimi tempi ci sono stati preoccupanti sfondamenti del governo e del Parlamento. Penso ai ticket da 10 euro sulle ricette che sono stati imposti alle Regioni».
Come mai manca la scuola? E come giudica il decreto Bersani che mette in discussione le competenze delle Regioni sugli istituti professionali?
«Stiamo valutando la possibilità di un ricorso. Quanto alla nostra legge di riforma della scuola, anche se attaccata dal ministro Fioroni, si muove dentro la Costituzione, si tratta di una nostra competenza acquisita».
E il federalismo fiscale? Ha senso un’autonomia senza soldi?
«È l’altra gamba del percorso federalista, quella senza cui il federalismo non esiste. Per questo chiediamo al governo che nella sua proposta tenga conto delle richieste delle Regioni».
La Cdl propone una legge elettorale che ha come modello quella delle Regioni. Lei che ne pensa?
«La Cdl ha espresso una posizione molto chiara e ragionevole e la legge regionale è quella che funziona meglio. Ha una base proporzionale ma al contempo garantisce bipolarismo e governabilità».