Lombardia, Bossi riduce le pretese E chi è sotto processo è fuori lista

MilanoGrande animazione in viale Monza, la sede milanese del Pdl dove è partito il rito d’accettazione delle candidature. Tra i primi a presentarsi Giancarlo Abelli, il vicecoordinatore nazionale del partito che sembra ancora intenzionato a candidarsi a Pavia, nonostante i dubbi dello stesso Silvio Berlusconi. «Secondo me sei indispensabile a Roma» lo blandisce il coordinatore Ignazio La Russa. Ma Abelli un po’ si schermisce e un po’ polemizza: «Non sono compiaciuto, perché a dire il vero a Roma non faccio granché».
Il caso Abelli è stata una delle questioni al centro del vertice di mezzogiorno, ieri a Arcore, tra Berlusconi, il coordinatore lombardo Guido Podestà e il presidente della Regione, Roberto Formigoni. A seguire un colloquio tra Berlusconi e Umberto Bossi. Il rientro in Lombardia di colui che al Pirellone chiamano il Faraone rischia di mandare per aria equilibri che sembravano consolidati, soprattutto nel settore della Sanità, dove assessore è il leghista Luciano Bresciani e direttore generale il manager di area Cl, Carlo Lucchina. «Berlusconi al telefono mi ha detto: “Ma sei sicuro, Giancarlo? Ti conviene? Tornare in Lombardia non è un passo indietro?”, ma mi ha lasciato libero di decidere» spiega Abelli, che non esclude di cedere il passo nei prossimi giorni.
Roberto Formigoni è in grande vantaggio sullo sfidante, ma nonostante il consenso elettorale garantito dai sondaggi ad animare il Pdl lombardo sono le «liste pulite». L’espressione non piace perché è ritenuta «troppo in stile Di Pietro», ma tra i candidati, assicurano da viale Monza, «non è stata inserita nessuna persona che abbia un processo in corso». I vertici regionali del Pdl hanno escluso, per ragioni di opportunità politica, il debutto di Nino Caianiello, rinviato a giudizio dalla Procura di Varese per concussione, perché accusato da un imprenditore di aver preso una tangente. Accuse tutte da provare, ma considerato il clima incandescente, il partito ha ritenuto preferibile rimandare.
Ha firmato la candidatura Massimo Ponzoni, l’assessore all’Ambiente che è stato interrogato nell’ambito della vicenda giudiziaria sulla bonifica dell’area di Montecity Santa Giulia (che ha portato all’arresto dell’imprenditore Giuseppe Grossi e della moglie di Abelli, Rosanna Gariboldi) ma che non è indagato. Resta in corsa il comasco Giancarlo Rinaldin, indagato da tre anni ma non rinviato a giudizio. Come sintetizza il commissario milanese del Pdl, Maurizio Lupi, «sono esclusi i condannati e i casi di corruzione evidente, ma non ci facciamo dettare i candidati dai pm».
In via di definizione il listino dei sedici candidati (o forse otto, dipende dai risultati del voto) che saranno eletti con certezza insieme al governatore. Tra le sicurezze dell’oggi il vicepresidente della Regione in pectore, il leghista Andrea Gibelli, e la leghista bresciana Monica Rizzi, che arriva dal collegio dove si candiderà Renzo Bossi, il figlio del Senatùr. Sembra che si profili un accordo tra Lega e Pdl per cui il Carroccio si accontenterà di due candidati certissimi e quattro un po’ meno certi invece di tre certissimi e due meno certi. Pronti per il Pirellone l’ex fisioterapista del Milan, Giorgio Puricelli, e il geometra di Macherio, Francesco Magnano.
Tra le presenze femminili Nicole Minetti, l’igienista dentale del San Raffaele voluta da Berlusconi come innesto da ambienti lontani dalla politica. Già ballerina di Colorado Cafè, ha colpito l’immaginazione dei più per l’indubbia avvenenza fisica, ma chi ha letto il curriculum garantisce che è laureata con 110 e lode. E alle obiezioni sollevate al Cavaliere, sul perché non farla correre a caccia di preferenze invece di blindarla nel listino, Berlusconi avrebbe serenamente spiegato che non è facile per una donna esponente della società civile raccogliere voti.