La Lombardia dà un aiuto a 15mila famiglie povere E la Cgil la vuole bloccare

parliamo del buono famiglia lombardo. Io sono tra i fortunati che hanno potuto assicurarsi questo intervento, che porterà nelle mie esigue casse famigliari 1.500 euro. Mi hanno detto però che ora ci sono dei problemi. Mi sono informato e automaticamente mi sono sorte alcune domande. Perché devo leggere che questo intervento è discriminatorio e quindi nemmeno io, che «tengo famiglia», devo ricevere questi soldi, che di certo non mi fanno schifo? Perché la Cgil non può farsi un po’ i cavoli suoi (per non dire altro) invece di voler fare i conti in tasca e le pulci alla Regione quando, finalmente, dà un aiuto concreto? Caro direttore, forse questi interrogativi non interessano i fini pensatori del momento. Certamente non saranno al centro di Annozero o delle vignette di Vauro. Ma spero che almeno tu, che da sempre dai spazio e parli dei problemi concreti dei cittadini, potrai almeno darmi un accenno di risposta o almeno farmi sentire che noi «famiglie» non siamo sole nell’affrontare i problemi quotidiani. Il buono famiglia è stato accolto con grande sollievo a casa mia. Ora proprio i sindacati devono venire a fare le pulci, quando un’amministrazione pubblica fa finalmente qualcosa di buono? Mi auguro che questo ricorso sia ritirato, perché è inaccettabile che per motivi politici ci si dimentichi di noi cittadini.
Luigi Martelli - Milano

Riassunto delle puntate precedenti. La Lombardia istituisce un buono per cercare di dare una mano alle famiglie numerose, particolarmente colpite dalla crisi economica. Si tratta di 1.500 euro da distribuire in più rate a oltre 15mila famiglie. La Cgil fa ricorso. Motivo: il buono, per le modalità di erogazione, sarebbe discriminante nei confronti degli immigrati. Il Tar ora deve decidere: se accogliesse il ricorso, le 15mila famiglie, che hanno già ricevuto la prima tranche del buono, resterebbero a bocca asciutta. Assicura la Regione che il ricorso è infondato, tanto è vero che oltre la metà di coloro che percepiranno l’aiuto sono stranieri immigrati. Ma a noi, in attesa del giudizio finale, resta soprattutto un dubbio: che cosa passa per la testa di certi sindacalisti, disposti a danneggiare 15mila famiglie pur di portare avanti una battaglia ideologica? Non abbiamo motivo di dubitare dei dati forniti dalla Lombardia. Ma se anche il sindacato avesse ragione, cioè se anche gli stranieri fossero in parte sfavoriti, mi domando: chi ci guadagna dalla folle iniziativa? Per intenderci: se il buono famiglia fosse congelato o abolito gli immigrati se ne avvantaggerebbero? No, di certo. Di sicuro, però, 15mila famiglie, fra cui quella del nostro lettore, sarebbero danneggiate. E perché la Cgil, nata per difendere le fasce deboli, adesso è pronta a danneggiarle in questo modo? Forse perché pensa solo ed esclusivamente a fare politica? E forse perché, facendo politica, il suo segretario generale Epifani, anziché frequentare le fabbriche, può frequentare gli hotel dove spende in due notti la paga mensile di un operaio?