Lombardia e Veneto i feudi del Sì Per Prodi si apre la questione Nord

Le due regioni promuovono la riforma con il 54,6 e 55,3%. Testa a testa in Friuli, province divise in Piemonte

da Roma

Lombardia e Veneto hanno detto sì alla riforma della Costituzione. Nelle due locomotive dell’imprenditoria italiana il «partito del sì» ha ottenuto rispettivamente il 54,6 e il 55,3 per cento confermando l’istanza di cambiamento e di modernizzazione emersa chiaramente tanto alle regionali del 2005 quanto alle politiche di aprile. L’unica eccezione eclatante è stata rappresentata dalla provincia di Milano dove il «no» si è affermato con il 51,2% delle preferenze.
Lombardia e Veneto nel Nord Italia sono meno isolate di quanto appaia a una prima lettura dei dati. In Friuli si è registrato un testa a testa e alla fine l’hanno spuntata i contrari alla riforma con il 50,8%. In Piemonte, nonostante il 56,6% di «no», cinque province (Biella, Vercelli, Verbania, Cuneo e Novara) su otto hanno espresso parere favorevole alle modifiche. In Liguria solo Imperia con il 50,6% di «si» ha evidenziato un andamento differente rispetto alla maggioranza bulgara di «no».
La disomogeneità socio-economica del Settentrione rispetto al resto d’Italia si è così tradotta in un differente responso delle urne. Una discrepanza della quale ha ovviamente tenuto conto il sindaco di Milano, Letizia Moratti. «Al governo - ha puntualizzato - chiediamo di riconoscere le ragioni di quella parte d’Italia che maggiormente contribuisce alla ricchezza del Paese e che non può essere penalizzata». Si tratta, ha concluso, di riconoscere le condizioni «per essere sempre più motore dello sviluppo di tutta Italia». La coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, Mariastella Gelmini, ha addirittura lanciato un ultimatum al governo Prodi. «O si cambia e si fanno le riforme - ha dichiarato - o la parte del Paese che produce e lavora è pronta ad atti di protesta clamorosi». Un’analisi condivisa dal segretario della Lega Nord Piemonte, Roberto Cota. «La questione settentrionale è apertissima», ha sottolineato. «Non dimenticate i cittadini del Nord», gli ha fatto eco il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni.
Una posizione critica è stata assunta, invece, dal governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. «Mi sembra evidente - ha spiegato - che in Lombardia e Veneto abbiamo fatto il nostro dovere non semplicemente tenendo i nostri voti, ma migliorandoli ulteriormente rispetto alle politiche e alle amministrative». Un chiaro riferimento alle défaillances registrate in altre Regioni. «Più che remare contro - ha aggiunto - non ho visto tanta gente remare perché si poteva e si doveva fare una campagna informativa diversa». Difficile contenere il proprio rammarico di fronte all’affermazione del «fronte conservatore» che renderà difficile, secondo Formigoni, pensare una revisione costituzionale nei prossimi anni anche ai moderati del centrosinistra.
Il dato singolare è rappresentato dal fatto che anche alcuni governatori e leader locali dell’Unione al Nord abbiano invitato Prodi & C. a ripercorrere il cammino delle riforme. «La vittoria del no a Milano - ha affermato il presidente della Provincia di Milano, il diessino Filippo Penati - è una chiara apertura di credito al governo e al Parlamento affinché varino una riforma federale vera, che consenta che una parte delle risorse prodotte qui si traducano in investimenti per Milano e per la Lombardia». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. «Sarebbe sbagliato - ha detto a proposito del risultato - che lo si interpretasse come un invito a non far nulla, a lasciare le cose come stanno. Credo che stia a noi avviare un percorso di dialogo». Ma questa volta la buona volontà potrebbe non essere sufficiente,