Lombardia, ecco il federalismo sostenibile

Sabrina Cottone

E adesso la palla passa al governo. Roberto Formigoni ha avuto il via libera del consiglio regionale alla sua proposta di federalismo sostenibile, ovvero quel tanto di autonomia ragionevolmente concessa dal titolo V, dagli articoli 116 e 117 e che per il momento si concentra su giudici di pace, ambiente e cultura. Hanno votato a favore maggioranza e opposizione, tutta la Cdl e la stragrande maggioranza dell’Unione, con l’unico distinguo di Rifondazione comunista che ha preferito astenersi. Tre temi chiave al posto dello statuto speciale che avrebbe avuto più forza di propaganda ma meno possibilità di concretizzarsi in legge. «Un passo avanti per tutti i cittadini lombardi. Adesso insieme presenteremo una piattaforma al governo» annuncia il presidente. Un altro gesto di real politik è la presidenza della commissione Statuto all’opposizione. «È compito del consiglio, ma l’ipotesi può essere presa in considerazione» il suo via libera alle riforme bipartisan.
È soprattutto il pragmatismo politico che spinge il governatore a non forzare lì dove sa che sarebbe impossibile ottenere risposte positive. «È una proposta realistica e rigorosa, non di guerriglia ma di collaborazione istituzionale. Non è un inizio di secessione ma una richiesta formulata nel rispetto della Costituzione» spiega il presidente della Regione. Nonostante l’andamento lento, batte le mani anche la Lega. «Si apre finalmente la via costituente. È il primo passo per diventare come Trento e Bolzano» dice il presidente del consiglio regionale, Ettore Albertoni. Cautamente soddisfatto l’ex ministro lumbard, Roberto Maroni: «L’obiettivo è dare i poteri previsti dalla Costituzione alle Regioni che ne fanno richiesta».
La Lombardia preferisce non aprire fronti controversi quali la sanità, le infrastrutture e la scuola, anche perché «su questi temi stiamo lavorando con il governo e abbiamo ricevuto aperture discrete», spiega Formigoni. Naturalmente adesso tocca a Roma battere un colpo. «Non vogliamo più sentire dichiarazioni di chi intende modificare il titolo V. Lo riterremmo un inaccettabile rinvio» spiega Formigoni.
I primi segnali positivi arrivano con le dichiarazioni del sottosegretario alle Riforme istituzionali, Paolo Naccarato, che invita «a non ostacolare il processo» e assicura: «Il governo ha ribadito in tutte le sedi la sua volontà di attuare il titolo V». Un commento favorevole arriva anche dal coordinatore della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali e presidenze del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Tesini: «È una novità molto positiva, che va raccolta e non può essere frustrata. Il nuovo Titolo V è ancora lettera morta. Tuttavia questo non può costituire un alibi per stare fermi, semmai è una ragione in più per chiedere l’attuazione anche del federalismo fiscale».
Un clima di dialogo bipartisan si respira anche negli stanziamenti della Finanziaria. Segni che il pressing dialogante di Formigoni riesce ad aprirsi varchi nel centrosinistra. L’emendamento prevede un miliardo di euro per le tre arterie che la Regione chiede da tempo, ovvero Pedemontana, Tem e direttissima Milano-Brescia. Minor soddisfazione, invece, per il trasferimento dallo Stato alla Regione dei poteri concedenti per le infrastrutture: «La società mista partecipata tra Anas e Regione è una formulazione un po’ criptica, da andare a verificare».