Alla Lombardia meno fondi per la sanità ma da tutta Italia vengono a curarsi qui

Alla Regione 1.636 euro pro-capite, il 10% delle prestazioni per «ospiti»

A dieci anni della legge 31 sul riordino del servizio sanitario regionale, al Pirellone si tirano le somme. E i numeri rivelano che si sta parlando di «un piccolo Stato - scherza il direttore generale Sanità della Regione, Carlo Lucchina - con 9 milioni e mezzo di cittadini resistenti assistiti, 500 mila non residenti; 200 strutture di ricovero e cura accreditate, per un totale di 150 milioni di prestazioni ambulatoriali, due milioni di ricoveri e 62 milioni di ricette farmaceutiche rimborsate».
Si comincia dalle casse della Regione: «Anche quest’anno potremo contare su una quota pari a mille e 636 euro pro-capite. Contro una media di mille e 678 euro per le regioni a statuto ordinario e i mille e 847 euro della Liguria, considerata a torto la Regione più vecchia di Italia». A conti fatti, quest’ultima riceve ben «200 euro per ogni cittadino in più rispetto alla Lombardia, anche se da noi risiedono il 15 per cento dei cittadini over 65». Automatica la frecciatina: «Se li avesse la nostra Regione - calcola l’esperto - avremmo complessivamente 1,8 miliardi di euro da sommare al nostro bilancio». In altre parole: più soldi per assicurare il benessere dei lombardi che però, stando ai dati forniti ieri durante il convegno organizzato dalla Regione e da The European House Ambrosetti, possono comunque stare tranquilli: «Nonostante le nostre risorse pro-capite siano inferiori a quelle dalla maggior parte delle regioni italiane riusciamo a mantenere il sistema in equilibrio da 5 anni». E il segreto si spiega con il controllo della spesa «che a fronte di un tasso nazionale del 4,8 per cento, da noi si ferma ad un incremento annuo pari al 4 per cento».
Risparmio senza intaccare il benessere, visto che il rapporto Osservasalute 2007 promuove la Regione. La prova? La Lombardia attrae sempre più pazienti da fuori regione: più del 10 per cento di prestazioni erogate, con picchi del 50 per ceto in aree complesse come i settori oncologico e cardiocerebrovascolare. E ancora: è diminuita la degenza media dei pazienti - «perché qui si ricovera solo quando è necessario» - e rispetto al 1997, sono state tagliate le liste d’attesa.