In Lombardia meno interruzioni con il limite della 22ª settimana

Calo del 20% alla Mangiagalli. Il governatore: voglio estendere il modello a tutti gli ospedali

da Milano

Sono quattrocento gli aborti in meno all'anno registrati alla clinica Mangiagalli di Milano da quando, nel 2004, viene applicato il divieto di interruzione di gravidanza oltre la 22esima settimana. A un risultato simile la Regione Lombardia vorrebbe arrivare in tutti gli ospedali lombardi. Per questo il presidente Roberto Formigoni porta avanti la sua battaglia per fissare nuovi limiti di tempo all'aborto terapeutico, vietandolo dopo la 21esima settimana di gravidanza o al massimo dopo la 22esima settimana e tre giorni. La legge 194 non fissa esplicitamente nessun limite, anche se normalmente si considera la 24esima settimana. La linea di indirizzo a cui sta lavorando il Pirellone prevede anche il divieto dell'aborto selettivo in caso di una gravidanza gemellare in assenza di reali problemi fisici della paziente. E affida la decisione dell'aborto non a un solo medico ma a un'equipe di specialisti.
Come già da qualche anno avviene alla clinica Mangiagalli, che non è stata con le mani in mano in attesa di una legge nazionale ma ha messo dei precisi paletti all'applicazione della legge 194. Anche l'ospedale milanese San Paolo ha deciso di far scendere il limite per l'interruzione di gravidanza alla 21esima settimana, modificando il proprio codice di autoregolamentazione in accordo con la Regione Lombardia. Nei prossimi giorni la Regione invierà una lettera ai nuovi direttori sanitari e chiederà il parere dei comitati etici dei singoli ospedali sulle nuove linee di indirizzo, alla luce dei dati ottenuti da San Paolo e Mangiagalli. Polemiche a parte, i numeri parlano da soli: in Mangiagalli, da quando si applica il limite della 22esima settimana, si è passati da una media di 2.100 aborti all'anno, calcolata dal 2001 al 2003, a una media di 1.700 aborti all'anno negli ultimi tre anni: oltre il 20 per cento in meno. Contemporaneamente i parti sono aumentati da 6.100 all'anno a 6.700 all'anno. Seicento bambini in più. «Ben vengano linee guida comuni a tutti da parte della Regione Lombardia - commenta il direttore sanitario della “clinica delle donne” Basilio Tiso -. Nostro dovere è applicare le leggi, non farle. Certo, più avanzano le tecniche e più gli ospedali sono attrezzati, più possono cambiare le regole e i limiti sull'interruzione rispetto ad anni fa. Ora anche noi stiamo lavorando per portare il limite alla 21esima settimana».
Con le nuove regole, già applicate dai due ospedali lombardi, il presidente Roberto Formigoni punta a «colmare gli attuali vuoti legislativi nel rispetto della legge 194» ed a uniformare le regole: «Vogliamo aiutare i medici - spiega Formigoni - oggi spesso lasciati soli nell'applicazione della 194. Da qui la decisione di fissare il limite per gli aborti terapeutici, che così non varierà più da ospedale a ospedale come accade ora. Vogliamo anche tendere una mano alle donne che devono avere una reale possibilità di scelta». L'applicazione di nuove regole sull'aborto, secondo Bresciani, è anche una sorta di banco di prova per vedere «se si vuole realmente rispettare il regionalismo differenziato».