Lombardia, moschee nel mirino: lanci di molotov anche a Brescia

da Brescia

E sei. Un altro centro culturale musulmano finisce nel mirino dei misteriosi attentatori armati di molotov o congegni esplosivi. E stavolta gli autori dell’attacco si sono fatti più audaci. Nei casi precedenti, tutti verificatisi nel 2007 in Lombardia, l’attacco agli edifici di culto era arrivato di notte, mentre all’interno non erano in corso attività. A Brescia invece le molotov sono state lanciate poco prima dell’inizio di una funzione.
Restano oscuri i contorni dell’assalto alla moschea di via Corsico, fatta bersaglio di due bottiglie incendiarie, lanciate da sconosciuti, durante la notte tra martedì e mercoledì. Le molotov non hanno provocato danni, una sola è effettivamente esplosa. Ma tra i fedeli presenti, circa cinquanta, lo spavento è stato forte. Erano in attesa della preghiera della sera, e alcuni avrebbero anche visto un attentatore. Un’ombra - hanno riferito - dileguatasi subito dopo il divampare delle fiamme.
La moschea di fatto è una cascina ristrutturata, punto di riferimento per circa settemila dei 70mila musulmani residenti nel Bresciano. L’edificio sorge sotto la tangenziale ed è proprio sotto uno degli svincoli, quello che conduce alla frazione di Fornaci, il punto di impatto delle bottiglie incendiarie.
Sono stati gli stessi fedeli a spegnere le fiamme con secchi d’acqua, per poi dare l’allarme. Sul posto la Digos e la Scientifica dei carabinieri che hanno scoperto pezzi di vetro, ma anche tre islamici privi di permesso di soggiorno e subito fermati. Gli inquirenti stanno esaminando il liquido trovato con i cocci di bottiglia, ma ancora non si conosce la natura della sostanza. E sono molto cauti nell’indicare responsabilità anche ipotetiche, anche se la pista della fobia anti-islamica, visti i precedenti, prende sempre più quota.
Dopo il primo caso, ad aprile, il susseguirsi degli attacchi ai centri islamici si è fatto più fitto quest’estate, e nell’ultimo mese è già il quarto caso. L’associazione «Aliff Baa» di Abbiategrasso è stata colpita due volte. A Segrate, un rogo doloso ha distrutto l’auto dell’imam Hamid Zariate. Inoltre gli attacchi alla Coreis di via Meda e contro la sede dell’Islamic Relief, unico episodio rivendicato dal sedicente «Fronte cristiano combattente», una sigla su cui però finora si sa ben poco. A Brescia intanto sono gli stessi musulmani a gettar acqua sul fuoco. Un invito alla comunità islamica bresciana «a mantenere la calma e a fare lavorare la magistratura» è giunto dal vicepresidente della moschea Issam Mujhaed e da Giaquinto Ettore Mohamed, uno dei personaggi più noti della comunità locale: «Vogliamo servire l’Italia e Brescia, che ci hanno accolto. L’episodio per quanto ci riguarda è estraneo all’Italia, agli italiani e ai bresciani che, forti anche di esperienze come quella di Piazza Loggia, hanno una particolare sensibilità. I bresciani non sono quelli che lanciano bottiglie incendiarie ma persone che ci hanno sempre dato il benvenuto, come dimostra anche la solidarietà espressa dal sindaco Corsini». Un attestato di amicizia importante, perché sminuisce anche la polemiche nate in città quando gli esponenti della Lega avevano preso posizione contro l’allargamento della moschea. E anche la Lega Nord, per voce del presidente della VI circoscrizione cittadina, Fabio Rolfi, ieri ha manifestato il suo dissenso nei confronti di atti intimidatori per motivi sociali, politici e religiosi.