La Lombardia regina del risparmio: spese più basse, investimenti migliori

Percentuali virtuose in rapporto al Pil: i fanalini di coda sono la Sardegna, la Campania e la Sicilia

Sono i Comuni lombardi (insieme a quelli veneti) i più risparmiosi d’Italia. Non solo hanno la spesa più bassa in proporzione al Pil, ma investono anche meglio, puntando sull’offerta di beni e servizi e scommettendo su una macchina amministrativa snella e poco costosa. È quanto emerge dalle nuove elaborazioni Istat sui bilanci delle amministrazioni comunali nel 2006. Sommando infatti le spese di tutti i sindaci della Lombardia si raggiunge soltanto il 2,84% del prodotto interno lordo regionale, appena sopra i livelli del Veneto (2,73%), ma nettamente al di sotto di quelli delle altre regioni italiane. Ben quattro quelle dove si spende il doppio: la Sicilia (il 5,71%), la Campania (5,44%), la Sardegna (5,35%) e la Valle d'Aosta (5,34%). Sopra quota 4% tutte le regioni meridionali (con l’eccezione dell’Abruzzo al 3,84%): la Puglia (4,34%), la Basilicata (4,57%), la Calabria (4,84%) e il Molise (4,85%). E su livelli elevati si attestano anche Trentino (5,06%) e Liguria (4,72%).
Ma i sindaci lombardi dimostrano di essere avveduti anche a prescindere dal Pil, con una spesa per residente tra le più basse in Italia. Con 775 euro pro capite infatti la nostra regione si situa ben al di sotto del Lazio (906 euro), con livelli che raggiungono esattamente la metà della Valle d'Aosta (1.466 euro) e restano comunque inferiori a Trentino (1.254), Alto Adige (1.198), Liguria (1.004), Friuli-Venezia Giulia (971), Sardegna (880), Toscana (844), Emilia-Romagna (829), Sicilia (804), Piemonte (797) e Umbria (796). Nel nord Italia anche in questo caso spende meno di noi solo il Veneto (679), mentre al Sud i Comuni molisani hanno la stessa nostra spesa. Anche se le città lombarde sono difficilmente paragonabili con le piccole realtà molisane, in quanto la spesa pro capite aumenta con il crescere del numero dei residenti: si va dai 620 euro a testa tra 5mila e 10mila abitanti, ai 648 euro fino ai 20mila, 698 euro fino ai 60mila e 1031 euro dai 60mila in su.
Dalla ricerca Istat non si scopre però solo quanto spendono i Comuni, ma anche quanto sono efficienti. Le uscite sono suddivise infatti in spese destinate al personale, esborsi per l’acquisto di beni e servizi e in altre diverse voci. La ripartizione vede, rispettivamente, le uscite lombarde quantificabili in 238, 374 e 164 euro per residente. E anche qui i sindaci lombardi dimostrano di essere amministratori virtuosi, collocandosi al penultimo posto negli investimenti per il personale (30,68%) e al quarto in quelli per beni e servizi (48,21%). Scommettendo quindi su strutture amministrative snelle senza un organico troppo folto, per privilegiare l’offerta di migliori prestazioni ai cittadini. Ben diverse le proporzioni nei Comuni siciliani, dove il 41,51% va al personale e il 39,8% a beni e servizi, ma anche in regioni settentrionali quali Liguria (rispettivamente 34,92 e 40%), Alto Adige (30,88 e 31,42%), Emilia-Romagna (35,37 e 43,71%) e lo stesso Veneto, che in questo caso si dimostra meno lungimirante della Lombardia attestandosi a quota 31,98 e 43,95%.