Lombardia, per gli stranieri è la terra promessa

Manca: il Paese non era pronto ad accoglierli

Enrico Lagattolla

«Bisogna saper distinguere la legalità e il diritto al lavoro dai problemi di ordine pubblico». Don Virginio Colmegna, ex direttore della Caritas ambrosiana e oggi responsabile della Casa della carità, è categorico. Non ci sta a confondere le acque. Il suo, al convegno «Immigrazione: tra legalità, democrazia e diritti», tenuto ieri al Palazzo delle Stelline, è stato uno degli interventi più decisi.
Momento emotivamente delicato, i recenti fatti di cronaca si allungano sul dibattito. Tutti d’accordo: l’immigrazione è una risorsa, ma nasconde zone d’ombra allarmanti.
Ne è convinto l’assessore alla sicurezza del Comune, Guido Manca, secondo cui siamo di fronte a un fenomeno «di grande impatto numerico a cui, forse, il Paese non era preparato». Un processo culturale, dunque, ma anche «un problema di ordine pubblico».
E i numeri li illustra Andrea Nannini, segretario provinciale del Siulp, il sindacato unitario di Polizia. «A Milano - spiega - i permessi di soggiorno di lunga durata sono più di 190mila, con una percentuale di crescita in quattro anni del 57,3 per cento». Altre cifre le dà il questore Paolo Scarpis: «Nei primi cinque mesi dell’anno abbiamo consegnato oltre sessantamila permessi di soggiorno, ventimila in più dello stesso periodo dell’anno passato, e solo a Milano ci sono più di duecentomila extracomunitari». E nonostante questo, «non dobbiamo parlare di emergenza immigrazione».
E ancora, «su quasi tre milioni di immigrati presenti in Italia - aggiunge Fulvio Giacomassi, segretario generale Cisl Milano - circa 650mila sono in Lombardia (circa uno ogni quattro), e di questi il 50 per cento vivono nel capoluogo e provincia».
Dunque, che fare? La strategia, secondo il vicepresidente della Provincia Alberto Mattioli, è quella della cooperazione. «Per affrontare il fenomeno dell’immigrazione serve la massima collaborazione tra le istituzioni, anche perché non si tratta di un fenomeno congiunturale, ma strutturale». Da una politica dell’emergenza a una politica dell’integrazione. «Dobbiamo considerare gli immigrati come una risorsa, perché dove c’è inserimento c’è anche legalità».
Ma di fronte a quello che il Questore definisce «un fenomeno complesso che riguarda tutta l’Europa», sorgono due problemi. «Il primo - precisa Scarpis - è di natura burocratico-amministrativa», il secondo «di pubblica sicurezza». Espliciti i riferimenti a «episodi molto gravi che riguardano i Rom», e che vanno «dall’omicidio, alla prostituzione minorile, alle violenze sessuali».
Lavoro, immigrazione e legalità. Per Savino Pezzotta, segretario nazionale della Cisl, termini coniugabili. A patto di modificare la normativa in vigore, perché «la Bossi-Fini pone il legame tra posto di lavoro e permesso di soggiorno, determinando la crescita degli elementi di clandestinità».