Lombardo gioca a fare il Bossi del Sud

Dagli screzi sulle autonomie al voto in Aula col centrosinistra, l’Mpa alza il tiro: siamo come la Lega al Nord, dobbiamo avere lo stesso peso

nostro inviato a Palermo
I primi segnali di malessere erano arrivati qualche giorno fa, subito dopo la dichiarazione di guerra del ministro Brunetta alle regioni a Statuto speciale. Ventiquattrore dopo, a Montecitorio, il «fattaccio», complice pure il boom di assenze nelle file della maggioranza: cinque deputati su otto del Movimento per l’autonomia - in pratica tutti i presenti (sei), tra loro anche il fratello del governatore siciliano, Angelo Salvatore Lombardo, tranne uno - che sul decreto milleproroghe votano l’emendamento del Pd, contribuendo a fare andar sotto il governo. E ancora, un episodio marginale ma altrettanto significativo al Comune di Palermo, con due consiglieri Mpa che in commissione, bocciando di fatto il bilancio proposto dalla giunta guidata da un forzista «doc», il sindaco Diego Cammarata.
Tira aria di bufera nonostante il caldo estivo sull’alleanza di ferro stretta tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, che del Mpa - il partito autonomista siciliano alleato della Lega e che del Carroccio ricalca, in chiave Sud, programmi e istanze - è fondatore e leader.
Sembrano lontani i giorni del dopo election day, con Lombardo sorridente al fianco del Cavaliere e degli altri leader Pdl. Una buriana passeggera o il sintomo di un’asse incrinato? «I fatti - precisa Lino Leanza, segretario siciliano del Mpa - sono distinti, non c’è concatenazione. Per quanto riguarda Brunetta credo che abbia preso un colpo di sole, e che è bene che vada a riposare, visto che a furia di dare la caccia ai fannulloni sembra non sapere cosa dice. La Sicilia è una regione a statuto speciale per Costituzione, è inammissibile che, invece di dare, questo governo voglia toglierci le nostre prerogative. Quanto al voto alla Camera - prosegue Leanza - non si è trattato affatto di uno sgarbo per ripicca ma di una scelta consapevole dei nostri deputati. Quell’emendamento serviva a difendere il Meridione e noi, che siamo un partito del Sud, lo abbiamo votato. Se il governo è andato sotto non è colpa nostra, visto che rispetto al Pdl siamo poca cosa in quanto a numeri. Noi del Mpa restiamo alleati del Pdl, ma non per questo portiamo il cervello all’ammasso. Il nostro dna, che è la difesa del Meridione, viene prima di qualsiasi alleanza. Noi siamo al Sud quello che la Lega è al Nord. E dobbiamo avere la stessa considerazione».
La guerra, dunque, continua. In verità, già all’indomani delle elezioni, qualche piccolo incidente tra il Pdl e il movimento di Lombardo c’era stato: i fondi del taglio dell’Ici sulla prima casa, compensati con alcuni stanziamenti per le infrastrutture siciliane; la cancellazione, poi rientrata, nell’ambito della semplificazione legislativa, delle norme che assegnano alcune specifiche prerogative alla Regione Sicilia. Ora Brunetta contro le Regioni speciali.
Lombardo si è ribellato subito: «Brunetta farebbe bene a leggersi la Costituzione per scoprire che la Sicilia avrebbe un attivo di diversi miliardi ogni anno, se riscuotesse le imposte negate». Una vecchia questione, quella delle tasse sulla raffinazione del petrolio, che l’Isola - specializzata nel settore - vorrebbe incassare direttamente. Tema ribadito dal governatore siciliano anche ieri a Roma, nel corso del Comitato delle Regioni, nell’ambito del quale Lombardo ha chiesto anche espressamente che il federalismo fiscale tenga conto della «specificità» della Sicilia.