Lombardo si difende: "Mafia? Mai preso soldi" I giudici: Dell'Utri mediò tra boss e Berlusconi

Il presidente della Sicilia: &quot;Qualche mano di troppo l'ho stretta, gli incontri che ho avuto con alcune delle persone i cui nomi sono nell'inchiesta sono stati casuali e non voluti&quot;. E poi: &quot;Contro di me un attacco mediatico&quot;. <strong><a href="/interni/i_giudici_palermo_dellutri_mediatore_boss_e_berlusconi/palermo-dell_utri-giudici/19-11-2010/articolo-id=488127-page=0-comments=1">Le motivazioni della sentenza di condanna in appello per Dell'Utri
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Palermo - "Ho chiesto alla Procura di Catania più volte di essere sentito, ho rinnovato nei giorni scorsi questa istanza non per essere sentito ma per essere interrogato e rispondere anche se sono consapevole che questo avrebbe comportato un avviso di garanzia. Mi si è scritto che non era il momento, per cui ci si incontra oggi. In verità la Procura a proposito di questa vicenda si è espressa più volte, con documenti che sono nella disponibilità di tutti. Lo ha fatto il 29 marzo scorso allorchè si lesse di questa indagine e nella nota ha affermazione che ’la propalazione di queste notizie ha quasi sempre una matrice politica, pubblicazione determinata da interesse e contrapposizioni di natura politicà". Così il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha esordito nella conferenza stampa convocata a Palazzo d’Orleans per chiarire pubblicamente gli aspetti che lo riguardano dell’inchiesta antimafia ’Iblis’ della Dda di Catania. Lombardo ha ricordato anche il comunicato della stessa Procura in cui si dice che non si è ritenuto di adottare iniziative processuali a suo carico.

"Rapporti politici e non mafiosi" "Qualche mano di troppo l’ho stretta, gli incontri che ho avuto con alcune delle persone i cui nomi sono nell’inchiesta di Catania sono stati casuali e non voluti. Comunque tutti gli incontri che ho fatto sono stati di natura politica. Rosario Di Dio era sindaco di Castel di Judica e Raffaele Bevilacqua era consigliere provinciale della DC". Lo dice il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo ai giornalisti in conferenza stampa. 

"Attacco mediatico" "Nei miei confronti c’è stato un attacco mediatico indecente. Il direttore del Tg1 Minzolini in 12 giorni mi ha riservato cinque aperture di telegiornale; Panorama mi ha dedicato tre articoli, tanti ne ha scritti La Repubblica". Lo dice il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo. 

Mai stato a casa del boss Di Dio Lombardo ha negato di essere mai stato a casa di Rosario Di Dio, il boss catanese cui secondo alcune notizie avrebbe chiesto appoggio elettorale. Accuse non legate a rilevanza penale di questa vicenda condotte moralmente deprecabili. "Per quanto riguarda Di Dio, è un consigliere comunale e assessore, per qualche mese sindaco del Comune di Castel di Iudica in provincia di Catania a cavallo tra il ’91 e il ’92. Lo incontro in quanto assessore agli Enti Locali e come altri sindaci veniva a sollecitare misure per lo sblocco di concorsi fermi da 5-6 anni. Certamente conobbi in quelle settimane in relazione a questo fatto il signor di Di Dio. A casa sua? Non no nemmeno dove abita. Perchè avrei dovuto andarci a casa?", ha detto Lombardo nella conferenza stampa convocata a Palazzo d’Orleans per chiarire pubblicamente gli aspetti che lo riguardano dell’inchiesta antimafia ’Iblis’ della Dda di Catania, e ha aggiunto che poi "Di Dio diventa titolare di un distributore sulla Catania-Gela, molto frequentato perchè c’è anche un bar aperto 24 ore su 24. Lì ho incontrato spesso chi stava alla cassa, quando pagavo il caffè. Compreso Di Dio".