L'ombra dell'inflazione sui contratti

Si fa più aspra la
trattativa per la riforma del modello contrattuale a margine dello scontro tra governo e
sindacati sull’inflazione programmata nel Dpef. Domani si
apre il nuovo round tra Confindustria e sindacati in viale
dell’Astronomia

Roma - L’ombra dello scontro tra governo e sindacati sull’inflazione programmata nel Dpef si allunga sulla trattativa per la riforma del modello contrattuale. Domani si apre il nuovo round tra Confindustria e sindacati in viale dell’Astronomia, mentre continua a divampare la polemica sui numeri.

Il riferimento nel Dpef a un’inflazione programmata all’1,7% è "un dato inverosimile" che rischia di mettere subito a repentaglio le condizioni favorevoli della trattativa, ha detto oggi il leader della Cisl, Raffaele Bonanni che si è anche detto "preoccupato" per le ultime mosse del governo che, ha affermato "mettono a rischio" il dialogo. Critica anche la segretaria generale della Ugl, Renata Polverini, secondo cui: "L’inflazione programmata è pari a circa la metà di quella reale". "Il problema - ha aggiunto - è che se continuiamo a dare ascolto alle sirene europee ci allontaniamo dal mondo dei lavoratori e pensionati". Anche secondo la Polverini l’aver fissato nel Dpef l’inflazione programmata all’1,7% rischia di avere ripercussioni negative sulla trattativa in corso per la riforma del modello contrattuale: "Il governo tenta di spingere i salari sul secondo livello di contrattazione con tutto ciò che ha a che fare con la produttività ma i sindacati non possono declinare il ruolo del contratto di primo livello. Su questo hanno concordato tutti, persino Confindustria. La scelta del governo rischia di lacerare rapporti già fragil".

Per il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini "l’inflazione programmata all’1,7% è un’assurdità". "Siamo di fronte - ha spiegato - ad un atteggiamento estremamente preoccupante su tutte le tematiche che riguardano il lavoro. L’Italia ha perfino votato la direttiva europea che prevede, con i contratti individuali, di arrivare a 60-65 ore di lavoro alla settimana, oltre all’allargamento del precariato oltre 36 mesi per i contratti a termine, la reintroduzione del lavoro a chiamata, fino ad arrivare all’assurdità dell’1,7 di inflazione programmata in un Paese che, a metà anno, sta viaggiando oltre il 3%. Quindi un insieme di misure sul terreno del lavoro che sono inaccettabili".

Sul coro di polemiche è anche oggi intervenuto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi che ha ribadito il concetto di tenere distante l’inflazione dai contratti. "Tutti i contratti - ha detto - già da molti anni prescindono sostanzialmente dal tasso di inflazione programmato. Oggi il problema è di superare quel modello contrattuale ancorando i salari alla produttività, questa è la vera sfida: i salari cresceranno se si potranno ancorare agli incrementi di produttività e agli utili di impresa".