Via Lomellina, si contano i danni: in macerie sono finiti 15 milioni

Ancora incerte le cause del disastro che ha provocato 4 morti e 136 senza tetto

Giacomo Susca

A una settimana dal crollo di via Lomellina restano i dubbi. A cominciare dal conto dei danni: almeno 15 milioni di euro secondo le prime stime. E con essi il nodo dei risarcimenti ai parenti delle quattro vittime e ai 136 sfollati. Senza considerare la miriade di danneggiamenti connessi, come le vetrine infrante a centinaia di metri di distanza dal luogo dell’esplosione. Una cosa, invece, è certa: per la soluzione dell’enigma si profilano tempi molto lunghi per accertare modi e responsabilità della strage. Gli esiti delle autopsie dovranno essere confortati dagli esami tossicologici, così come il materiale messo sotto sequestro dovrà essere «repertato».
L’inchiesta, dunque, non esclude alcuna pista. Il silenzio del pm che coordina le indagini, Luigi Orsi, ne è indizio. Che si tratti di danno agli impianti del metano, cattiva manutenzione degli stessi o di suicidio di una delle vittime - è aperto un fascicolo per «crollo colposo» a carico di Esmeralda Sfolcini, la 49enne che viveva sola al primo piano dello stabile crollato e che al momento dello scoppio era ancora in vita - il discorso dei risarcimenti muterebbe in maniera sensibile sia per entità sia sugli aventi diritto. Ieri sono partite le perizie con il sopralluogo dei tecnici del Nia, il nucleo investigativo antincendi dei vigili del fuoco.
Il dolore si mischia alla rabbia in un quartiere non ancora tornato alla normalità. C’è chi continua a reclamare maggiore attenzione, denunciando le costanti richieste di intervento fatte pervenire all’Aem per fughe di gas nei mesi - e nelle ore - precedenti il disastro. Nonostante l’azienda abbia reso noto di aver ricevuto l’ultima chiamata dal civico 7 solo nell’agosto dello scorso anno.