Londra addio, le vacanze studio si fanno a Pechino e Marrakech

Ventimila studenti lombardi in partenza per i corsi all’estero. In aumento l’arabo, lingua richiesta in molti concorsi pubblici e il cinese, preferito dai futuri manager

Vuoi mettere quattro settimane a Marrakech a studiare l’arabo? Dimenticatevi Londra e Cambridge. I nuovi confini delle lingue straniere da inserire in bella vista nel curriculum emigrano dall’Europa e sbarcano nei Paesi musulmani. È questa la nuova tendenza che le agenzie di viaggi-studio all’estero stanno registrando. Imparare l’arabo per i giovani che stanno uscendo dalla scuola e si tufferanno nel mondo del lavoro non è un vezzo. Piuttosto una necessità. «La richiesta è ancora di nicchia, ma sempre più in aumento - spiega Marco Urso, direttore di Ef, una delle società più conosciute in fatto di viaggi-studio -. In molti concorsi pubblici la conoscenza della lingua araba costituisce titolo preferenziale. Stesso discorso per chi vuole entrare nelle forze di polizia, dove per alcuni ruoli è addirittura obbligatoria». Tutto dipende dal livello da cui si parte. Ma certo per imparare a parlare e scrivere l’arabo non bastano 15 giorni. Per questo tipo di viaggi sono previste quattro settimane di full-immersion (il costo va dai duemila ai quattromila euro).
Alle nuove destinazioni di lingua araba se ne affianca un’altra, anch’essa in aumento: la Cina. La meta è scelta soprattutto dagli studenti universitari, bocconiani in testa, che vedono nel mercato cinese il prossimo interlocutore economico. «Il Paese del dragone affascina per la sua cultura e per i suoi modi di vita - spiega il direttore di Ef -. Anche in questo caso il viaggio è impegnativo. In genere si soggiorna presso università cinesi. I corsi prevedono almeno quattro settimane di studio». Il costo parte dai tremila euro. Dai viaggi-studio di nicchia a quelli di massa: terminate le scuole ci sono qualcosa come ventimila studenti lombardi in partenza per imparare la lingua inglese. In Italia ogni anno sono circa 180mila gli studenti che vanno all'estero a studiare. Per quanto riguarda le destinazioni: l’80 per cento sceglie il Regno Unito (anche se la percentuale è in calo nel corso degli ultimi anni); un 7-8 per cento opta per l’Irlanda; il 6-7 per cento atterra a Malta dove proprio per la collocazione sul mare negli ultimi anni si sono moltiplicati i corsi di lingua. La fetta restante è equamente ripartita tra Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Francia, Germania e Spagna. Per quanto riguarda le sistemazioni: il 70 per cento degli studenti preferisce il college e il campus; il 20-25 per cento la famiglia e solo il 5 per cento alloggia in hotel o gesthouse.
Il costo per due settimane va dai 1.100 euro per chi sceglie la famiglia ai 1.500 per una stanza al college. «La maggior parte degli studenti in estate approfondisce l’inglese - osserva Marco Urso -. Ma negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento della lingua spagnola di un buon 3-4 per cento, mentre inesorabile diminuisce ai minimi storici la richiesta del francese». Un dato che va di pari passo con la graduale soppressione delle cattedre di lingua francese nelle scuole dell’obbligo. Da tener presente: la diversificazione delle offerte è davvero ampia. Le agenzie di viaggio su richiesta mettono in contatto il mondo della scuola con quello del lavoro. Sono molte le aziende che cercano per la stagione estiva stagisti anche stranieri. Dagli hotel alle grandi multinazionali. E - assicurano gli esperti del settore - spesso si ottengono mansioni che vanno al di là del fare fotocopie. Forse il modo migliore per imparare la lingua e la realtà del Paese straniero.